Umiliazioni

Una richiesta a mia madre

Sono divorziato, e la mia vita è un casino. Non riesco a tenermi né un lavoro né una donna per più di pochi mesi. Il problema è che da quando cominciato a vivere da solo ho scoperto di non avere nessun senso di auto-disciplina. Mio padre era il ‘castigatore’ ufficiale in famiglia, quello che ti pigliava a cinghiate se facevi il furbo, ma è morto quando avevo 18 anni.
Mia madre, invece, non mi ha mai frustato, né prima né dopo la morte di mio padre.

Sempre cosi' severa
Sempre cosi

Penso che sia per questo che sono diventato quello che sono. Dopo un lungo periodo lungo di terapia ho scoperto che l’unico modo di superare i miei problemi era quello di confrontare mia madre, il mio passato, e il mio bisogno di essere chiamato a rispondere delle mie azioni.
La settimana scorsa sono andato a trovare mia madre. Ha 60 anni, ma è ancora in gran forma. Le ho detto che avevo bisogno di parlarle, e avevo bisogno di parlarle nella sua camera da letto. Dopo averle accuratamente spiegato la mia situazione, e il mio bisogno, ho delineato il mio piano.
“Mamma, l’unico modo per ricominciare la mia vita daccapo è che tu torni a trattarmi come un ragazzino. Ho bisogno di confrontare finalmente i miei problemi. Mamma, tu devi frustarmi. Ne ho bisogno e me lo merito. Perciò . . .”, mi sono sfilato la cintura dai pantaloni. Benché fosse nuova, mi ricordava la cintura che portava mio padre (e tutte le memorabili volte che l’aveva usata su di me), “ … prendi questa cinghia e frustami di santa ragione. No mamma, non chiedermi se sono impazzito. Questo è molto importante per me. Devi darmi una buona razione di frustate con questa cintura. Nessuno mi ha più preso a cinghiate da quando avevo 18 anni, e adesso tu devi farlo. So che farà male … spero che faccia molto male. Ne ho bisogno, ed è l’unica cosa che mi può aiutare”
Lentamente, mia madre prende la cinghia. Poi mi fa cenno col capo. La guardo, e altrettanto lentamente comincio a svestirmi.
Sono completamente nudo. Sto tremando, non per il freddo, ma perché so che cosa mi aspetta.
“Mamma, impugna la cintura dalla parte della fibbia. Ora piegala in due.”
Mi sdraio a faccia in giù sul letto. Mi giro per guardare mia madre.
“Per favore mamma frustami come Dio comanda. Non so quante cinghiate, ma continua finché il mio sedere è completamete rosso. Non smettere se mi metto a piangere. Devi farmi piangere.”
Poi mia madre comincia a frustarmi.
Per quanto me la aspettassi, è un vero e proprio shock quando la cinghia esplode sulle mie natiche indifese. Urlo e piango, ma mia madre fa quello che è giusto per me, e continua a frustarmi.
La cinghia continua ad abbattersi implacabile sul mio sedere. Scalcio, contraggo le natiche, mi rotolo da un lato all’altro, piango, grido, ma non tento mai di ripararmi il sedere con le mani.
“Per favore mamma basta!! Basta!!! Non lo faccio più! Basta! Non frustarmi più! “
Mia madre ignora la mia supplica e continua a somministrarmi cinghiate su cinghiate sulle natiche nude. Finalmente si ferma e, senza dire una parola, esce dalla camera portando con se la cinghia.

Capitolo 2Mia madre continua a frustarmi

É da più di un anno che la mia madre mi ha frustato. Mi ricordo ancora il giorno in cui io – uomo quarantaseienne – mi sono dovuto spogliare nudo, sdraiare sul letto, e ricevere una memorabile razione di cinghiate da mia madre.
Il ricordo di quelle frustate rimarrà sempre con me. Al di là del dolore e dell’umiliazione delle frustate, rimane il fatto innegabile che quella punizione ha funzionato.

Sempre alla ricerca di nuove ideee
Sempre alla ricerca di nuove ideee

Oggi, la mia vita è di nuovo in ordine. Ho un nuovo lavoro che mi soddisfa molto. E soprattutto, di recente mi sono fidanzato con una donna che amo molto. Tutto nella mia vita è tornato a essere perfetto, e devo tutto al giorno in cui ho chiesto a mia madre di frustarmi con la cinghia.
Per questo motivo, quello che è successo ieri notte è sconcertante. Carlotta, la mia fidanzata, è venuta a casa mia per definire gli ultimi dettagli delle nostre nozze. Manca meno di un mese al grande giorno, e ci sono ancora un sacco di cose de fare. Sfortunatamente, abbiamo finito per litigare per una sciocchezza e, del tutto impulsivamente, io ho deciso di cancellare il matrimonio. A quel punto Carlotta se ne è andata dicendo di non volermi più vedere.
Dopo essermi calmato un po’, ho chiamato mia madre e le ho raccontato tutto. Mia madre ha detto che sarebbe venuta a trovarmi subito.
Mentre l’aspettavo, mi sono seduto al tavolo di cucina e ho cercato di capire che cosa fosse successo. Non riuscivo ancora ad affrontare la verità, così me ne stavo lì seduto commiserandomi e incolpando Carlotta di tutto.
Poi è arrivata mia madre.
Con mia grande sorpresa, ho scoperto che non era venuta per consolarmi. Al contrario, era furiosa con me. Mi ha sgridato, chiamandomi un ragazzino immaturo ed egoista. Non ha gridato, ma mi ha fatto una predica coi fiocchi. Alla fine tutto quello che ho potuto fare è stato di annuire, dandole ragione su tutto.
“Adesso chiama Carlotta e scusati per il tuo oltraggioso comportamento. Pregala di riconsiderare e di accettare di nuovo di sposarti”, mi ha ordinato.
“Sì mamma. Hai ragione. Mi dispiace, e spero che Carlotta possa perdonarmi”, ho risposto.
“Bene. Sono contenta di vedere che ti è rimasto un poco di buon senso”
Mi sono alzato per andare a telefonare, ma mia madre mi ha fermato.
“Aspetta. Prima di chiamare Carlotta, c’è un’altra cosa che dobbiamo fare.” Con ciò, mia madre ha aperto la sua borsetta e ha tirato fuori la cintura di cuoio che non mi aveva mai restituito.
“Penso che tu abbia bisogno di un corso accelerato per rinfrescarti la memoria su come ci si comporta. E credo che questa cintura sarà un ottimo istruttore”
La vista di quella cintura mi ha stordito, e il ricordo di quelle terribili frustate mi ha attraversato la mente in un lampo. Istintivamente mi sono portato le mani a coprire il sedere.
“No mamma. Ho quarantasei anni, non mi puoi trattare come un bambino. Non mi lascerò battere con quella . . . cosa!”
“Ugo, sei stato tu che l’anno scorso mi hai chiesto di essere frustato. Sei stato tu a a darmi questa cinghia. E sei stato tu a dire che avevi bisogno di essere frustato. Mi limito a seguire le tue istruzioni, figlio mio.”
Ho dovuto ammettere che aveva ragione.
“Hai ragione mamma. Merito di essere frustato di nuovo.”
“Va bene,” mia madre aveva già ripiegato la cintura, “ti frusterò qui in cucina. Spogliati nudo e piegati sul tavolo.”
Realizzando che stavo per essere frustato (e probabilmente di santa ragione), e sapendo di essermelo meritato, ho ubbidito rapidamente. Mi sono piegato sul tavolo, e ho sporto in alto il sedere nella posizione giusta per ricevere Dio solo sa quante cinghiate da mia madre. Mia madre ha appoggiato la cintura sulle mie natiche nude e io mi sono irrigidito nell’attesa. Aveva appena cominciato a sollevare la cintura quando è suonato il campanello.
“Chi potrà essere?” ha domandato mia madre. Ha messo la cintura sul tavolo ed è andata ad aprire la porta. “Non muovere nemmeno un muscolo!” mi ha ordinato.
Volevo girarmi a guardare, ma ero troppo spaventata e imbarazzato, così sono restata in posizione.
“Ma guarda che sorpresa!”
Oh Dio! Era Carlotta.
“Che cosa c’è qui? Un “ragazzino” di mezz’età, nudo, piegata sul tavolo col sedere in aria e una cinghia di cuoio di fianco. Ho interrotto qualcosa?”, ha sghignazzato Carlotta.
Mi sono tirato su e ho cercato di coprirmi. Ma mia madre mi ha dato una sculacciata fortissima e mi ha rimesso in posizione.
“Ti avevo ordinato di non muoverti!”
“Carlotta. Come ti ho detto per telefono Ugo si è comportato come un ragazzino e ha bisogno di essere punito,” ha spiegato mia madre.
“Non posso credere che tu l’abbia chiamata!” ho strillato.
Mia madre mi ha assestato un’altra sonorissima sculacciata.
“Silenzio! Carlotta è quella che ha subito il torto qui, ed è giusto che assista alla tua punizione. E comunque, sono sicura che questa non è la prima volta che ti vede nudo.”
“Carlotta, un anno fa Ugo si è accorto che la sua vita stava andando a rotoli, e che aveva bisogno di un po’ di disciplina. Così lui stesso mi ha dato questa cintura e mi ha chiesto di frustarlo. Gli ho somministrato una razione di cinghiate coi fiocchi, e quello è bastato a dargli il raddrizzone di cui aveva bisogno. Ma l’episodio con te suggerisce che Ugo ha bisogno di un’altra razione di frustate.”
A quel punto mia madre ha ripreso in mano la cinghia. “Voglio che tu assista alla sua punizione.”
Con quello mia madre ha sollevato la cintura e me l’ha schiantata sulle natiche nude.
“Cazzo!” ho urlato. L’impatto mi ha sorpreso. Avevo dimenticato quanto male può fare una cintura adoperata da una madre arrabbiata. Ho cercato di tirarmi su, ma mia madre mi ha costretto a piegarmi di nuovo sul tavolo.
“Stai solo peggiorando la tua situazione, Ugo” mi ha sgridato mia madre, “Accetti la tua punizione, o devo chiedere a Carlotta di tenerti fermo?”
“No … n-n-no! Ma fa male!”
“Si suppone che faccia male. E ne farà molto di più quando avrò finito, te lo assicuro!” Con ciò mia madre mi ha appioppato due cinghiate in rapida successione, a segnarmi di viola le natiche.
Mia madre ha continuato a frustarmi senza interruzione per alcuni minuti. Ho messo su qualche chilo negli ultimi anni, tutti sulle anche, e questo ha ovviamente aumentato la ‘superficie’ del mio sedere. Il che sfortunatamente implicava che – sdraiato lì nudo sul tavolo con mia madre di dietro che mi frustava – c’era ancora più pelle da frustare. E mia madre si è assicurata di non mancarne nemmeno un pezzettino. Spostandosi da un lato all’altro, ha fatto in modo che tutto il mio sedere sentisse il morso della cinghia. Non ha mancato nemmeno un pezzettino microscopico della pelle delle mie natiche.
Quando mia madre ha smesso di frustarmi, quello che una volta era stato un sedere bianco e piuttosto carnoso, era ridotto a due sfere rosse incandescenti e ricoperte di strisce viola.

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