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	<title>Umiliazioni e Punizioni severe da Mistress e Master</title>
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	<description>Punizioni e sottomissione da Mistress e donne severe e dominanti</description>
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		<title>Vergine deflorata in diretta video su Internet</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 00:32:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[sverginata]]></category>
		<category><![CDATA[vergine deflorata]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sesso su Internet tocca una nuova frontiera. Una giovane vergine, la bellissima Nikki Blue, verra&#8217; sverginata il giorno 15 gennaio alle ore 19 (ora di San Francisco). L&#8217;evento sara&#8217; trasmesso in diretta per tutti gli appassionati, che per prima &#8230; <a href="http://www.umiliazioni.com/vergine-deflorata-in-diretta-video-su-internet/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sesso su Internet tocca una nuova frontiera.</p>
<p>Una giovane vergine, la bellissima Nikki Blue, verra&#8217; sverginata il giorno 15 gennaio alle ore 19 (ora di San Francisco).</p>
<p>L&#8217;evento sara&#8217; trasmesso in diretta per tutti gli appassionati, che per prima cosa potranno costatare con una telecamera inserita direttamente nella vagina di Nikki se il suo imene e&#8217; ancora intoccato.</p>
<p>Successivamente, tre tra i piu&#8217; famosi elementi di Kink.com verranno presentati e il pubblico decidera&#8217;  in diretta chi sara&#8217; dei tre ad avere l&#8217;onore di cogliere il prezioso fiore della bella Nikki.</p>
<p>Tutto da vedere e da gustare <a title="Vergine deflorata" href="http://aff.theupperfloor.com/track/MTAxOTEzNDozOjM2,675/" target="_blank">in diretta qui!</a></p>
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		<title>Troia sottomessa a forza con cinghiate sul sedere</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 02:33:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Baldracca da Sborra]]></category>
		<category><![CDATA[Bdsm]]></category>
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		<category><![CDATA[frustate sedere]]></category>

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		<description><![CDATA[Si accasciò sulla scrivania sfinita, sentiva le gambe tremare e la testa che le girava. Ma la pausa durò nemmeno un minuto per lei, si sentì tirare indietro da Mario, si ritrovò in ginocchio davanti al pene di Mario marroncino &#8230; <a href="http://www.umiliazioni.com/troia-sottomessa-cinghiate-sedere/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si accasciò sulla scrivania sfinita, sentiva le gambe tremare e la testa che le girava.<br />
Ma la pausa durò nemmeno un minuto per lei, si sentì tirare indietro da Mario, si ritrovò in ginocchio davanti al pene di Mario marroncino e bianco, l’odore acre faceva capire da solo cosa fossero quelle macchie marroni spalmate sul pene, Mario guardandola con schifo – guarda cosa hai fatto stupida, mi hai sporcato tutto l’uccello adesso lo pulisci per bene deve tornare lindo avanti troia &#8211; Maria Angelica senti un conato di vomito salire, riuscì a stento a non rigettare con voce disperata – ti prego questo no è disgustoso – Mario la guardo – allora le scelte sono due. O me lo lavi per bene da sola senza fatti forzare oppure ti faccio piegare e ti cinghio fino a che non urli disperata che lo vuoi fare e dopo averlo fatto conterò 100 cinghiate e mi fermerò per poi farmi ripulire. Ricordati che se vuoi la prima adesso dovrai implorarmi per bene di fartelo ripulire con la lingua – Maria Angelica voleva sparire per la vergogna e per lo schifo che provava Benetti guardava soddisfatto la scena e si mise ad ascoltare le parole della povera Maria Angelica – ti prego Mario permettimi di ripulire la sporcizia – Mario tossì come per riprenderla – la mia cacca – si corresse Maria Angelica umiliata Mario annuì dicendole di continuare – mi dispiace davvero averti sporcato cosi tanto ripulirò tutto in poco tempo- lui sorrise – che cosa aspetti troia muoviti allora – lei si avvicinò Benetti fece una finta faccia disgustata, Maria Angelica ebbe un gesto di rifiuto e arricciò il naso ma facendosi forza fece per metterselo in bocca, ma Mario la fermo – leccalo piano piano cagna voglio vedere sparire tutto piano piano e vederti ingoiare con gusto – nuovi singhiozzi attraversarono il corpo di Maria Angelica la lingua di Maria Angelica toccò esitante il sotto della cappella di Mario, il sapore le inondò la lingua, ogni volta che leccava macchie marroni ricoprivano la sua lingua, continuò a leccare disgustata poi quando era lindo Mario le spinse la testa su e giù sul pene 5-6 volte poi lo tolse – brava cagnetta hai pulito tutto per bene adesso lecca in terra avanti – non la dovette neanche obbligare a farlo si chinò sottomessa a leccare il seme sul pavimento, finii anche quest’ulteriore ordine poi vide Benetti andare dietro di lei e prenderla per i fianchi, neanche 5 secondi e si trovò il pene di lui spinto tutto dentro di lei.<br />
La teneva per i capelli usandoli quasi come briglie di un cavallo, nel frattempo Mario si tolse le scarpe e si mise davanti a Maria Angelica – leccali tutti forza – Maria Angelica fra i lamenti e le urla per le spinte di Benetti cominciò a leccare i piedi sudati di Mario.<br />
Benetti spingeva molto forte il pene dentro di lei godendo delle sue urla e dei suoi gemiti, Maria Angelica si sentiva il buchino in fiamme e ogni volta che Benetti picchiava sui glutei lividi le faceva un male boia, il corpo della ragazza veniva spostato su è giù al ritmo delle spinte di lui, i seni si muovevano in modo osceno, il corpo sudato e dolorante di Maria Angelica era sfinito, la lingua di Maria Angelica passava senza sosta sulla pianta del piede di Mario, anche quest’ulteriore trattamento durò una decina di minuti poi Benetti tirandola verso di se venne copiosamente sul viso di Maria Angelica, lei accettò gli schizzi senza opporre resistenza, guardò il pene di Benetti sporco e senza farsi dire nulla iniziò a leccarlo, era disgustoso quasi più dell’altro, e adesso intravedeva piccole chiazze rosse probabilmente dei capillari o altro dovevano essersi rotti durante la penetrazione – bene adesso puoi dire di avere il culetto bello largo credo che adesso ci potrebbero entrare due cazzi alla volta – Maria Angelica abbassò lo sguardo umiliata, nel frattempo aveva finito di ripulire Benetti, Mario guardandola – ma povera Maria Angelica non sei ancora venuta te- si sdraio sulla scrivania – vieni qua Maria Angelica forza – Maria Angelica si alzò titubante e salì sopra Mario lui la prese e gli infilò il pene nel sedere senza tanti convenevoli, Maria Angelica pianse fin da subito capendo di essere costretta a subire da capo la violenza solamente che adesso doveva venire durante quell’orribile trattamento, ma si sbagliava a pensare che la perversione di Mario si fermasse lì, infatti sbiancò quando Mario disse – venga Benetti appuriamo la sua ipotesi – Benetti non se lo fece ripetere, andò dietro, Maria Angelica tremava letteralmente – vi prego me lo spaccherete così – Mario rise – non dire scemenze e poi sarebbe la giusta fine per te – Benetti iniziò a spingere dentro e piano piano riusci ad entrare anche lui, il buco di Maria Angelica era dilatato in modo osceno e le faceva un male cane e l’urlo che cacciò ne fu la prova, si sentì spaccata in due quando sia Mario che Benetti iniziarono a penetrarla prima in modo lento e poi piano piano sempre più veloce, lei sentiva i due peni entrare e quasi uscire ogni volta, i due godevano di questo atto osceno con soddisfazione e ridendo fra insulti e grugniti di piacere, Maria Angelica provò a venire e piano piano riuscì a trovare un minimo di piacere che le permise di venire dopo poco, i due risero di gusto e iniziarono a penetrarla più velocemente, le urla di Maria Angelica si fecero più acute i due per niente impietositi continuarono per 5 minuti poi gli vennero dentro,uscirono da lei Maria Angelica senti il buco richiudersi con dolore, si sentiva sfondata pensava già a cosa dire quando sarebbe dovuta andare all’ospedale ma le parole di Benetti la tranquillizzarono almeno su quel punto – ha resistito bene il buchetto della troietta, c’è solamente un po di sangue. Lasciarono un po di tempo a Maria Angelica poi si misero davanti a lei – adesso puoi pulirli velocemente, poi vatti a lavare e lecca dov’è sporco sulla scrivania- Maria Angelica ripulì i due peni e poi con forza si alzò e si mise a leccare la scrivania e per terra dov’era caduto lo sperma da dentro il suo sedere, a quel punto Benetti -torno fra un’ora per l’ultima razione si rilassi nel frattempo-.<br />
Maria Angelica passò il tempo in bagno a guardarsi il buchetto e a piangere e a vergognarsi per il piacere perverso provato per tutto il tempo,ma il bussare alla porta la riportarono alla triste realtà – avanti è passata l’ora fra 20 minuti c’è il primo appuntamento muoviti – Maria Angelica cercando senza riuscirci di camminare per bene raggiunse la scrivania e praticamente si buttò su di essa, Benetti sorrise – ben tornata signorina, adesso finiamo la sua punizione e vediamo se starà più attenta la prossima volta – detto questo prese uno strap di cuoio spesso lungo 70 80 cm, sembrava una cinta con il manico Maria Angelica tremò solo ad osservarla ma non osò muoversi, Benetti andò dietro di lei la toccò un attimo prima – vedo che il buchino si è rimesso ma ora mi dispiace i tuoi glutei diventeranno belli viola e così le tue cosce – detto ciò alzò il braccio e ciack ciack, se il paddle aveva fatto male questo era tremendo, il culetto le bruciava da morire e Mario dovette tenerle le mani per non farle coprire il sedere con esse – continui gliele dia belle sode a questa cagnetta – Benetti non se lo fece ripetere cominciò a darci dentro severamente, Maria Angelica già dopo il quinto colpo cominciò a singhiozzare vistosamente, i colpi si susseguirono, inutili furono le suppliche di Maria Angelica lui continuò fino a farle il sedere viola e le cosce rosse come il fuoco fino alle ginocchia, alla fine il sedere era un reticolato di strisce e chiazze rettangolari sul violaceo, mentre le cosce strisce rosse acceso con piccoli lividi in alcuni punti, la voce di Maria Angelica era finita fra le urla che aveva lanciato, Benetti si mise a sedere e Mario lasciò la presa attendendo che Maria Angelica si riprendesse, passarono tre minuti prima che lei si alzasse,Mario le indicò l’angolo della stanza, Maria Angelica si mise in posizione e ci restò, sentii parlare i due dell’accaduto, sembrava che non ci fosse lei parlavano tranquilli di come l’avevano presa come una troia, Maria Angelica si sentì ancora più umiliata e si mise a piangere.</p>
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		<title>Paddle usato con forza sul culo della sottomessa mentre viene costretta a succhiare il pene di un amico del padrone</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 02:31:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[fica bagnata]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tre minuti da quando Mario la stava usando Benetti si fermò, cominciò a tastare il culo ormai già viola fece un mugolio di soddisfazione – bene troietta adesso useremo il primo dei due attrezzi presi apposta per lei,lei continui a succhiare fino a farsi riempire se vedo una goccia sprecata vedrà – Maria Angelica si sentì ancora più spaventata e umiliata, Benetti prese da una borsetta un paddle piccolo rettangolare ma spesso, era una paletta di legno lunga 35-40 cm massimo e larga 20, ma aveva almeno 7-8 cm di spessore, come la vide ebbe un sussulto e fece per togliersi ma la mano di Mario la tenne ferma sul pene, Benetti si mise dietro e colpì tre volte in modo molto severa la povera Maria Angelica, la quale sgranò gli occhi e mugolo disperata costretta a tenere il pene in bocca con la forza anche durante quell’urlo di dolore, Mario guardò la sua espressione estasiato – signorina vuole che continui a colpirla così o ci mette impegno in quel che fa?- Maria Angelica spaventata pur di non subire un’altro solo colpo dato con quella violenza cominciò a succhiare con vigore ed impegno il pene di Mario che con un mugolio di sorpresa fece capire a Benetti che i colpi erano serviti allo scopo, adesso Maria Angelica si sentiva umiliata e anche se non voleva ormai il suo corpo reagiva a quell’atto osceno e la sua fica iniziò a lubrificarsi, il braccio del punitore si rialzò e si riabbassò 20 volte poco più prima che la prima goccia di sperma finisse contro la gola di Maria Angelica, Mario non appena raggiunse il piacere tirò a se la testa di Maria Angelica spingendo il pene nella sua gola, la povera era con il naso schiacciato contro il ventre di lui con gli occhi sgranati per la sorpresa, a quel punto i colpi si fecero più veloci e severi per accompagnare il piacere di Mario, Maria Angelica piangeva e mugolava per il dolore e l’umiliazione, si sentì la gola di lei deglutire tre volte mentre il corpo tremante di Mario rovesciava dentro di lei lo sperma.<br />
Mario uscì dalla bocca di Maria Angelica, un filo di saliva cascò sulla scrivania insieme alla testa di Maria Angelica che cominciò a respirare affannata – brava troietta sei stata veramente brava – Benetti continuò a colpirla per poco poi porse l’attrezzo a Maria Angelica -lo lecchi per bene e devozione e succhi il manico dell’attrezzo che l’ha punita cosi severamente- Maria Angelica esitò un attimo poi iniziò a leccare quel paddle, a quel punto vide Benetti togliersi i calzoni abbassò lo sguardo arresa mentre adorava quell’attrezzo tremendo.<br />
Benetti si mise davanti a lei col pene eretto mentre Mario si mise dietro di lei ma senza fare ancora nulla, Maria Angelica fece per prendere il pene di Benetti in bocca ma lui la fermò e prendendola per la frangetta la schiaffeggiò tre schiaffi severi – signorina le ho detto di succhiare ? &#8211; Maria Angelica scosse il viso – ha cosi voglia di succhiare cazzi da non saper resistere ?- lei scosse nuovamente il viso – eppure a me sembra di si troietta , mi sbaglio? &#8211; lei fece si con la testa due schiaffi la raggiunsero facendole scuotere il viso come dire no, divertito Benetti disse – ecco vede che non mi sbaglio adesso Mario la prenderà nel culetto come ieri e io mi sfogherò nella sua bocca e dopo toccherà a me prendere il suo culetto, mi sa che oggi farà fatica a camminare bene ahahah – la mano di lui le tenne la frangetta e poi la spinse verso il proprio pene, Maria Angelica oramai sottomessa lo lasciò entrare senza esitazioni, leccò tutta la punta con cura e poi lo lasciò scivolare sempre più giù, Benetti in un primo momento la lasciò fare poi cominciò a penetrarla come se la stesse scopando, Maria Angelica succhiava piangente e sottomessa, poco dopo Mario da dietro – bene puttanella vedo che ti diverti, vediamo di aggiungere un po di pepe per noi – dicendo ciò poggiò il pene al culetto di lei, restò fermo e disse – su Maria Angelica allargati le natiche che cosi te lo sfondo per bene questo culetto viola -<br />
Maria Angelica singhiozzando levò le mani dalla scrivania e le portò ai glutei allargandoli, adesso l’unico supporto per lei era la mano di Benetti che la teneva per la frangetta, la testa le faceva male tenuta solo da quella stretta si sentiva quasi strappare i capelli.<br />
L’umiliazione di Maria Angelica era alle stelle piangeva immaginando lo spettacolo scabroso che stava dando a loro due, li a 90 gradi sorretta per la frangetta nel mentre che lei stava allargandosi con dolore i glutei martoriati dalle severe sculacciate appena ricevute a Mario per farsi penetrare nel sedere, Mario sputò sul buco e poi cominciò a spingere i mugolii si trasformarono in leggeri lamenti soffocati dallo stantuffare del pene nella sua bocca, gli occhi sgranati di colpo e l’urlo soffocato fecero capire a Benetti che Mario era entrato con prepotenza dentro di lei, Maria Angelica si senti spaccare il culo, nuove lacrime si fecero strada sulle guance anche quando Mario passando la mano sulla sua fica ridendo annunciò – gliela avevo detto che è una troietta e basta. guardi com’è bagnata – mostrò le dita bagnate a Benetti, Maria Angelica tornando a poggiarsi al tavolo cercò di prendere il ritmo voleva finire il prima possibile quindi si mise a succhiare con impegno e devozione, ormai si era adeguata mentre Mario l’aveva messo tutto dentro le faceva scivolare fuori il pene di Benetti per poi farselo nuovamente spingere in gola mentre quello dietro usciva prima di rientrare, era uno spettacolo osceno, il corpo di Maria Angelica veniva spinto su e giù dai colpi dei due, le palle di Mario battevano ogni volta sui glutei di Maria Angelica e poi subito dopo toccava a quelle di Benetti a picchiare sul mento della povera ragazza, questo trattamento durò circa 10 minuti a quel punto Benetti venne dentro la bocca di Maria Angelica – si aah ingoi tutto signorina e mi guardi mentre lo fa – si senti la gola della povera ingoiare 4 volte poi Benetti uscì dalla sua bocca, Mario volendosi divertire a sentire le grida della povera la prese per i fianchi – bene fammi sentire un po la tua voce adesso – detto ciò cominciò a spingere molto forte, uscendo tutte le volte per poi rimetterlo di colpo nel corpo di Maria Angelica, le urla non si fecero attendere, andò avanti cosi per due minuti, Benetti osservava la scena mentre Maria Angelica con la faccia stravolta dall’umiliazione il piacere anche se involontario e il dolore urlava sotto i colpi di bacino di Mario, il quale spingeva con violenza il proprio membro dentro Maria Angelica, la quale fu quasi grata quando Mario lo tolse e venne in terra.</p>
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		<title>Cazzo infilato a forza nel culo della schiava</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 02:29:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[eccitazione schiava]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Maria Angelica arrivò a lavoro sperando che il ricordo del giorno prima fosse solo un sogno, ma purtroppo la sua camminata insicura per il dolore al buchino e il continuo fastidio provocato dal cotone delle mutandine che strusciano sulla pelle segnata le ricordò come un pizzicotto che invece era la verità.<br />
Arrivata davanti alla porta si chiese com’è possibile che dopo la giornata di ieri lei sia ancora lì, e si chiese come è possibile aver raggiunto l’orgasmo osservando il suo sedere segnato allo specchio, si sentiva umiliata e meritevole di tutto ciò che le era accaduto e di ciò che doveva accadere oggi, e proprio mentre pensava ciò la porta dello studio si aprì.<br />
Una figura di mezza età ma ancora discreta si stagliò di fronte a lei, il cuore le sobbalzò in gola e cominciò quasi a sudare freddo per la sorpresa e la paura di fronte ad essa – bene signorina si accomodi pure, vedo che almeno è puntuale a lavoro la mattina – lei cercando di non svenire – salve signor Benetti – abbassò lo sguardo superandolo, dietro di lui Mario la guardò e con un sorriso sadico sul viso – Maria Angelica si ricorda ieri che ti ha detto il signore al telefono vero?- Maria Angelica diventando più rossa della sua sciarpa – si lo ricordo – si cominciò a svestire cercando di farsi vedere meno sconvolta di quello che era, comunque senza riuscirci &#8211; bene quindi lo sai perché il signore ha dovuto rimandare degli impegni urgenti questa mattina – Maria Angelica capendo dal tono freddo di Mario e la risatina di Benetti rispose – si lo so per punirmi – Mario tossì come dire vai avanti, Maria Angelica dovette usare tutto il coraggio che le restava e mandare in frantumi il suo orgoglio – sculacciandomi severamente &#8211; la voce di Benetti con un tono divertito aggiunse – e non solo, preparati a una bella e severa punizione -.<br />
Dagli occhi di Maria Angelica uscirono le prime lacrime poi la mano di Mario le tocco la spalla – su spogliati e piegati sulla scrivania – Maria Angelica cercò di giocare l’ultima sua carta per non subire quell’umiliazione – vi prego ho capito il mio errore e non succederà mai più vi prego mi fa ancora male- Mario fece cenno di scansarsi a Benetti – non ti va bene? Allora esci e non farti più vedere se non per prendere la liquidazione, e ricordati che se mi telefoneranno per sapere le tue referenze gli dirò il perché ti ho licenziata – a quelle parole Maria Angelica si arrese e cominciò lentamente a spogliarsi.<br />
Gli occhi di Benetti seguivano lo spogliarello di Maria Angelica con interesse, lei subito notò l’eccitazione negli occhi dell’uomo e non solo, umiliata lasciò sulla sedia gli slip e cercando di coprirsi con le mani si diresse verso la scrivania e poggiò i gomiti su di essa, Benetti andò dietro di lei e palpandole il sedere ancora livido per i colpi del giorno prima – bene signorina oggi ho preso dei simpatici attrezzi per punirla , Mario mi ha detto che dopo lei mi risarcirà la spesa di 90 euro – Maria Angelica strinse il bordo della scrivania per trattenere la rabbia dopo quell’ulteriore notizia, le pareva assurda le toccava oltre a essere sculacciata e quasi certamente violentata da quel signore pagare gli attrezzi con cui lui l’avrebbe colpita severamente da li a poco.<br />
Mario si era già seduto sulla sedia davanti a Maria Angelica e la guardava divertito, studiò il suo volto poi facendole una carezza sulla testa – scansati o cerca di ribellarti procurando danni a me o a lui e saranno guai – alzò la testa verso Benetti &#8211; prego inizi pure sii severo perché altrimenti non le sente nemmeno- sorrise ed iniziando a colpire con la mano il sedere di Maria Angelica fin da subito in modo severo e duro – non si preoccupi urlerà parecchio sia durante che dopo – la mano destra di Benetti teneva la schiena di Maria Angelica pigiata sulla scrivania mentre la sinistra si alzava e si riabbassava sempre più velocemente sul sedere della povera che piano piano si faceva sempre più rosso. Maria Angelica stringeva il bordo della scrivania e le lacrime ora solcavano il suo bel viso, e dopo poco perse anche tutto l’orgoglio e iniziò ad urlare e piangere – la prego basta mi fa ancora male il sedere da ieri la prego aaaah non cosi è troppo forte aia ti prego fai più piano – a quella frase Benetti prese a sculacciarla con più vigore – adesso mi da anche del tu signorina? Quand’è che ha preso il diritto di farlo?- lei fra le urla ancora più forti e i primi veri singhiozzi – mi scusi non volevo ahh mi perdoni bruciaaaaa- Mario la guardava sempre più divertito ed eccitato, a quel punto Maria Angelica vide il suo capo sbottonarsi i pantaloni, si alzò davanti a lei e togliendosi i boxer glielo porse davanti, Maria Angelica girò il viso dicendo con poche speranze – la prego cosa centra questo con laaaa punizioneee aaah basta vi prego aahh- lui voltando nuovamente il viso di Maria Angelica verso il suo membro – nulla ma devi rimediare al fatto di eccitarmi non vorrai lasciarmi cosi eccitato per tutto il giorno? Poi almeno non urli più cagnetta – detto ciò fece una coda con i capelli di Maria Angelica, lei sculacciata severamente ancora a mano nuda da Benetti umiliata e dolorante come mai aprì la bocca e prese il pene di Mario in bocca, i due fecero una grassa risata, il mugolio di Maria Angelica e le sue urla soffocate dal pene di Mario facevano eccitare non poco i due punitori, il pene faceva su e giù al ritmo contrario del corpo di Maria Angelica che si muoveva avanti e indietro per le dure sculacciate ricevute, piano piano il pene di Mario aveva raggiunto la sua gola, faceva fatica a respirare ma continuava, poi il fatto di piangere come una bambina non la stava aiutando.</p>
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		<title>Donna matura si fa sculacciare dal giovane fidanzato della figlia</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 02:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[sculacciate sul sedere]]></category>

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		<description><![CDATA[Simona si stà rivestendo, il corpo candido ancora sodo, i capelli biondi disciolti, il grosso sedere tutto gonfio e rosso. Un mappamondo multicolore con tonalità che vanno dal rosso tenue al rosso scuro con chiazze grigie e violacee dalle caratteristiche &#8230; <a href="http://www.umiliazioni.com/donna-matura-si-fa-sculacciare-dal-giovane-fidanzato-della-figlia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Simona si stà rivestendo, il corpo candido ancora sodo, i capelli biondi disciolti, il grosso sedere tutto gonfio e rosso. Un mappamondo multicolore con tonalità che vanno dal rosso tenue al rosso scuro con chiazze grigie e violacee dalle caratteristiche forme allungate e grossomodo rettangolari prodotte da energiche cintolate. Giovanni è steso sul letto, nudo dalla vita in su e si stà fumando una sigaretta. Lo sguardo di Simona è innamorato, quasi adorante. Come si è potuta produrre una simile metamorfosi?. “-Sbrigati Simona, aspetto una amica, devo preparare un concorso-“ Simona subito si preoccupa. Nella sua voce c’è un tono di accorata irritazione. “_Chi è questa puttanella? Che cosa vuoi farci?-“ “- Quello che mi pare e piace!-“ è la secca risposta di lui. “ – e non fare la lagna o prendo la mestola di alluminio e allora sì che avrai motivo di piagnucolare. Le regole sono cambiate, mia cara, io faccio quello che cazzo mi pare, tu fai quello che ti dico io o le prendi. Se ti stà bene è così altrimenti…tanti saluti e addio!-“ “No,no, amore, faremo come vuoi tu-“ .<br />
Lo so è incredibile, fino a pochi giorni prima il povero Giovanni si trovava steso a culo nudo sulle ginocchia di Simona che gli infliggeva una dura e severa sculacciata con il mestolo e gli teneva infilato su per l’ano un dildo inzuppato nel peperoncino. Da allora le cose sono radicalmente cambiate. La storia di Giovanni e Veronica, la figlia di Simona,è ormai finita. L’unica ragione per cui Giovanni continuava a frequentare la casa di Veronica negli ultimi tempi erano in realtà proprio gli incontri punitivi con la madre di lei che esercitava sul giovane una forte attrazione. Giovanni si è però stufato di essere battuto e umiliato. Gli è piaciuto per un po’ ma ora vorrebbe in realtà invertire i ruoli, si sente più portato a dominare quella bella donna altera e sensuale piuttosto che a subirla. Non sapendo come comportarsi, si risolve infine a lasciare Veronica e decide che non rivedrà più neppure la madre. Arriviamo quindi a due ore prima della situazione vista all’inizio del racconto. Giovanni si trova nel proprio appartamento, steso sul letto e in mutande che rimugina su tutta la singolare storia che gli è capitata in quei mesi. Suona il campanello. “Sono Simona apri!” Quando Giovanni apre la porta viene investito da una sequela di un insulti variopinti e di minacce.”Come hai potuto fare questo alla mia bambina?! E’ disperata! “Non era vero. Veronica e Giovanni si erano lasciati di comune accordo e senza traumi. L’atteggiamento di Giovanni è radicalmente cambiato. “Signora, sono stufo delle sue prepotenze, non nego che mi sia un piaciuto essere trattato come un bambino discolo da lei. E’ stata una esperienza erotica molto particolare che mi ha aperto gli occhi sui confini dell’eros e sulla mia natura e inclinazioni, ma ora è finita-“ Lo decido io quando è finita, stupido!-“ e così dicendo lo schiaffeggia due volte con decisione. “-Ora togliti le mutande e passami la cinghia!-“ Per tutta risposta Giovanni afferra le spalline della giacca dell’elegante tailleur indossato da Simona e le tira giù immobilizzando le braccia della donna.”- Ora avrai la meritata punizione , zoccola!-“ Il giovane si siede sulla sponda del letto stendendo il corpo di Simona pancia sotto sulla propria gamba sinistra. Le apre la lampo della gonna e la tira via. Poi tocca alla mutandine di pizzo rosa. Il bel culo roseo, piuttosto grande ma ancora rotondo e discretamente sodo di Simona appare in tutta la sua magnificenza.Simona, fino a quel momento incapace di reagire per la sorpresa, esclama: “No!, No!, come osi figlio di puttana! Vuoi sculacciare me che potrei essere tua madre?!-“ Si signora, ti insegnerò la buona educazione alla tua veneranda età di 46 anni.-“ 45, prego, ahii! –“ le sculacciate grandinano subito sulle indifese chiappe di Simona. “Piano, piano, così mi fai male! Non si picchiano le donne, sei un bruto!-“ Sul culo invece sì , Signora, non solo si possono, si devono picchiare!- “e giù sculaccioni in serie sempre più potenti. La donna si divincola, geme, supplica ma è totalmente in balia di quel ragazzo un tempo docile strumento delle sue voglie bizzarre e ora trasformatosi in implacabile sculacciatore .<br />
Le braccia bloccata dalla giacca, le gambe dalla gamba destra di Giovanni. Simona prende sculaccioni per 10 minuti abbondanti. Il virile, umiliante trattamento, l’essere in balia di un giovane maschio prepotente hanno risvegliato i suoi sensi. Si sente bagnata tra le cosce. Sente anche l’eccitazione dell’uomo che è cresciuta sotto il suo ventre. “E ora ti spetta la cinghia! Hai fatto tanto volte il culo a strisce alla tua povera figlia ed anche a me; è arrivato il momento che le tue belle chiappe e le tue cosce provino le brucianti carezze della cintura . Giovanni si sfila la cinghia, la piega in due, la fa schioccare nell’aria e l’abbatte energicamente al centro del culo di Simona che nel frattempo era stata letteralmente gettata di traverso sul letto. Giovanni cintola furiosamente culo e cosce, cosce e culo in un parossismo di eccitazione, con il pene eretto ormai fuoriusciuto dalle mutande.”Simona piange e grida, ma non sono suppliche le parole che escono dalla bocca contratta in smorfie di dolore, certo… ma non solo.”- Ancora, ancora, Ahiaa! Ahii!, sculacciami, frustami, Ahii! Ahuu! dammele sode, non mi risparmiare! Ahioo! Sono la tua bambina cattiva, Ahia,Ahia! puniscimi! Ohii! Più forte, più forte! Ahiaa, haa!-“ Giovanni getta la cintura. Simona è lì, spettinata, praticamente nuda, in suo potere, totalmente sottomessa, il bel culo martoriato.Lo sguardo della donna incrocia quello dell’aguzzino, anzi del severo e giusto educatore. Non c’è odio nei grandi occhi chiari lucidi di pianto. Non c’è risentimento nelle calde lacrime che le attraversano le guance e bagnano la bocca carnosa semiaperta.C’è desiderio in quella bocca che Giovanni bacia ora avidamente. Le labbra si congiungono, le punte delle lingue guizzano e dardeggiano. “-Veronica non mi ha mai baciato così-“ pensa Giovanni. Le sue mani esplorano il caldo e morbido corpo di quella donna matura e ancora così bella che si concede a lui completamente. Le mordicchia con sapiente, dolce crudeltà i grandi capezzoli . La lingua esplora febbrilmente la fica gonfia e bagnatissima dalla folta peluria luccicante di umori. La bocca di Giovanni succhia il grilletto grande come un piccolo pene.Assapora l’acre, intenso odore di femmina. ”Basta! non ce la faccio più! Prendimi amore!, prendimi! “ Giovanni, senza distogliere gli occhi dal volto di Simona le afferra le gambe le tira su e ne piega le ginocchia.La donna subito risponde e stringe le cosce attorno alle braccia di Giovanni. Lo avvinghia in un amplesso furioso. Il membro la penetra lentamente, fino alla radice. E’ tutto dentro di lei. L’Eccitazione è tale che poche energiche spinte fanno raggiungere l’orgasmo ai due amanti quasi all’unisono.</p>
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		<title>Tortura in convento da parte di monache sadiche</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 00:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[capezzoli torturati]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono sempre stata affascinata dai luoghi dello spirito, quei conventi o monasteri che si visitano spesso nella nostra magnifica Italia. Luoghi silenziosi,nascosti nel verde,dove si respira un’ atmosfera particolare. Premetto di non essere credente,ma comunque attratta dalla spiritualita’ magica di &#8230; <a href="http://www.umiliazioni.com/tortura-in-convento-da-parte-di-monache-sadiche/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre stata affascinata dai luoghi dello spirito, quei conventi o monasteri che si visitano spesso nella nostra magnifica Italia. </p>
<p>Luoghi silenziosi,nascosti nel verde,dove si respira un’ atmosfera particolare. Premetto di non essere credente,ma comunque attratta dalla spiritualita’ magica di queste roccaforti della fede. Quando, da turista, vi sono entrata….sono rimasta incantata dalla immensa pace , talvolta ho intravisto qualche svolazzo di abito nero, qualche suora che , timidamente , si nascondeva ai visitatori. Confesso di aver fatto anche qualche pensierino erotico e peccaminoso, non senza eccitarmi. Mi sono chiesta spesso se , in questo immenso isolamento , le donne , che comunque sono tali , trovino il coraggio di darsi reciprocamente piacere. Ho concluso che certamente lo fanno e il solo pensiero dei loro giochi erotici , nascosti agli occhi di tutti , ma soprattutto nascosti ai propri superiori , mi ha immensamente stuzzicata. Figuratevi quando ho saputo da una agenzia turistica che , in Umbria, era possibile soggiornare per una settimana in un monastero , ormai aperto al pubblico , che offre a coloro che desiderassero “caricare le batterie” nella pace, nel silenzio e nella meditazione, la possibilita’ di riposare…Sono stata informata che l’ alloggio non sarebbe stato lussuoso : una semplice stanzetta singola , pulita e decorosa, niente televisione, niente cellulare. Il vitto , modesto , ma sano , sarebbe stato identico al pasto delle suore: frutta e verdura dell’ orto, carne fornita dalle stalle, vino, olio,latte e formaggi prodotti “in proprio”. Niente di meglio per rigenerare il corpo, con una dieta sana, e la mente. Dopo aver prenotato , ho preparato una valigia con il minimo indispensabile, qualche comoda tuta e parecchi libri , il mio fedele pc , che sarebbe servito solo per scrivere le mie novelle ed i miei racconti erotici. In una splendida giornata di meta’ settembre, dopo un viaggio piuttosto piacevole, sono giunta al monastero. Il posto era incantevole . Infossato in una valletta fra due colline, al riparo da occhi indiscreti , si ergeva un edifico in pietra rosa , probabilmente risalente al 1.200. Una piccola monaca, giovane e gentile, mi e’ venuta incontro e mi ha fatto strada dal parcheggio dell’auto , fino alla mia cameretta, davvero deliziosa, affacciata sugli uliveti. Mi ha poi condotta a visitare il refettorio , il giardino, e naturalmente la piccola chiesetta dove avrei potuto , volendo , raccogliermi in preghiera. Si e’ dichiarata a mia totale disposizione per qualsiasi necessita’ , augurandomi buona permanenza. Dopo avere sistemato le mie poche cose, sono scesa in refettorio per la cena, curiosa di conoscere gli altri ospiti. Ho scoperto che , oltre a me, in quella settimana avrei condiviso l’ospitalita’ del luogo con altre sei persone: una anziana coppia di olandesi , un uomo attempato, certamente un manager stressato e bisognoso di staccare la spina, una ragazza piuttosto giovane e due giovanottini dall’aria timida e spaventata. Ho saputo poi che erano due seminaristi che cercavano , in quel luogo , di scoprire , se la loro fede fosse solida o se fosse il caso di abbandonare la scelta di prendere i voti. Guardandoli , a tavola, ho capito ben presto che erano gay e probabilmente avrebbero avuto poco tempo di pensare alla validita’ della propria scelta, se avessero trascorso insieme tutte le notti in quel luogo cosi’ magico. Dopo un buon caffe’ , servito da una premurosa novizia in giardino , siamo stati invitati a raggiungere le nostre camere. Non ero dispiaciuta, in fondo ero li’ per riposare e andare a letto presto non e’ un dramma per me, spesso lo faccio , a casa e anche in vacanza. Del resto avrei potuto leggere oppure scrivere una delle mie stuzzicanti novelle, magari giocare un po’ con la mia micina bollente , prima di addormentarmi nel silenzio. Ero appunto intenta a prendere qualche appunto sul notebook quando ho sentito un sommesso rumore alla porta e poi ho udito bussare con discrezione. Mi sono alzata dal tavolino e ho aperto con curiosita’. Era la novizia , giovane e sorridente , chiedeva se avessi bisogno di altro, magari una tisana , prima di dormire. Ancora oggi sono convinta che la tisana fosse una scusa piuttosto banale perche’ Chiara voleva ,a tutti i costi , trovare un modo per parlare con me. Infatti , pur rimanendo sulla soglia, lanciava occhiate curiose al mio pc . Voleva sapere di me, se fossi veramente una scrittrice e che tipo di romanzi io scrivessi. Vuoi entrare ? Accomodati, se non hai da fare ti faccio leggere qualcosa di mio, anche se non credo siano letture adatte ad una futura monaca. Francesca non aspetta alto e si fionda in camera chiudendosi la porta alle spalle , come se temesse di vedere un fantasma in corridoio. Se la madre superiora sapesse che sono qui , mi farebbe certamente subire una delle sue punizioni. Entra Chiara, non avere paura. Dunque ti interessi di racconti e narrativa? Ti prego , non offenderti, ma temo di non poterti far leggere le mie produzioni. Io ehm , sono una scrittrice di racconti erotici. Le mie novelle, diciamo cosi’, sono a sfondo sessuale e non credo che la tua regola ti permetta di dare anche solo un’occhiata . Ero turbata anche io. La curiosita’ morbosa di questa ragazzina , che avra’ avuto si’ e no vent’anni , mi intrigava. Avrei voluto spedirla a letto , nel contempo avrei voluto eccitarla con i miei racconti, per vedere la sua reazione. La prego Signora, mi dia qualcosa da leggere, sono cosi’ inesperta e vorrei sapere come funziona il mondo la’ fuori, io sono orfana e sono chiusa qui dentro dall’eta’ di otto anni. Il mio destino e’ prendere i voti e diventare suora ma…. Sono sempre piu’ eccitata all’ idea di farle leggere le cose che scrivo . Vado a frugare nella valigia e trovo il plico dei miei racconti , le copie che ho sempre con me , raccolte in un faldone di cartone. Mi tremano le mani nel porgerlo a Chiara. Dentro ci sono racconti di ogni genere, soprattutto lesbo, ma anche etero , incesto, animal. Come reagira’ la piccola? Mi denuncera’ alla superiora o si masturbera’ come fanno tutti i miei lettori e le mie lettrici? E’ un rischio grosso quello che sto per correre , ma decido di fidarmi dell’istinto e consegno il faldone a Chiara. Grazie! E scappa via come una furia. Ormai la concentrazione e’ andata a farsi benedire , chiudo il pc e me ne vado a nanna. Prima di dormire lancio un pensierino a Francesca e la immagino alle prese con i miei fogli, magari eccitata, magari turbata e decisa a cacciarmi dal monastero. E’ notte fonda quando vengo svegliata da un sommesso richiamo alla porta. Mi alzo , senza curarmi del fatto che ho indosso solo un microscopico paio di slip. Tanto sono certa di trovare la mia “piccola amica” sulla soglia. Francesca infatti e’ li’,confusa ed imbarazzata , mi chiede di entrare . Protesto debolmente dicendo che sono le tre del mattino , ma lo faccio giusto per non apparire sfacciata , credo che Francesca sia una ragazza interessante , e credo che la sua visita , a quest ‘ ora, regalera’ alla mia solitudine un piacevole diversivo. Ho indovinato. Chiara chiude , a chiave , la porta alle sue spalle e mi guarda, con i fogli in mano. Si e’ resa conto che sono praticamente nuda e non riesce a toglirmi gli occhi di dosso. Volevo….volevo farle i complimenti,signora, lei scrive molto bene e…devo dire, confessare che i suoi racconti ….mi sono piaciuti. Ma volevo sapere se lei ha fatto veramente le cose che scrive. Sa , soprattutto volevo sapere se ha fatto quello che scrive con un’altra donna. Perche’ io…volevo dire…ehm… Povera cucciola, le tolgo dalle mani il faldone e lo appoggio sul tavolino. La camera e’ buia , non avevo acceso la luce quando mi ero avvicinata alla porta poiche’ dalle persiane filtra il bagliore di un lampione del giardino. Ed e’ proprio grazie alla penombra che, forse , Francesca trova il coraggio di allungare una mano sui miei seni , percepisco una carezza fuggevole e timida , che mi scuote come un terremoto. La prendo per mano, la accompagno, come si fa con una bimba, accanto al mio letto. Lei e’ terrorizzata ma curiosa, spaventata ed eccitata. Le sfilo dal capo la camiciola da notte che indossa. Le slaccio il reggiseno bianco e le abbasso le mutandone che e’ costretta ad indossare. La guardo : e’ splendida. La sua pelle bianca brilla anche al buio. Mi chino a sfiorare le sue spalle con le labbra,poi salgo lungo il collo e lecco la sua gola. Immobile, Francesca si gode la mia lingua. La invito a sdraiarsi sul piccolo letto, mi sfilo velocemente lo slip e mi sdraio accanto a lei. Assaporo la sensazione della sua pelle e della mia in stretto contatto. La bacio. Lei ricambia il mio bacio cercando affannosamente la mia lingua. La mia mano, intanto scende fra le sue cosce,cerca di accarezzare la sua intimita’.Lei, da brava, fa lo stesso con me , anche se in modo goffo ed impacciato. Presto ci ritroviamo a masturbarci a vicenda, con le bocche incollate l’una all’altra ed una voglia irrefrenabile di avere e dare piacere. Lei e’ bagnata, sento le mie dita scivolare dentro e fuori con facilita’ . Le afferro il polso e la guido dentro di me in movimenti ritmici e regolari , che possano simulare un coito. Impara presto, la piccola , ingenua novizia e , in breve tempo , mi porta a godere. Non abbiamo tempo da perdere, fra poche ore lei dovra’ presentarsi alla prima funzione del mattino. Mi accomodo sopra di lei , le offro la mia fica e , contemporaneamente , mi infilo fra le cosce per cercare la sua. Inizio a leccarla dolcemente, ma senza tregua e sento che lei fa altrettanto con me. Presto dobbiamo controllarci poiche’ i nostri gemiti si udrebbero in tutto il monastero , in questo immenso silenzio sarebbe pericoloso lasciarsi andare senza controllo. Mi muovo su di lei mentre raggiungo l’orgasmo e la inondo di succo mentre continuo a leccarla per farle raggiungere il piacere. La sento fremere sotto di me, tremare come una foglia ed esplodere in un grido trattenuto quando la sua micina mi bagna il viso di un succo delizioso. Ci riposiamo, spossate, per qualche attimo, prima di salutarci. Lei deve andare, tornare nella sua cameretta e farsi trovare a letto dalla consorella che la chiamera’ per la funzione. A domani, piccola troia. </p>
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		<title>Padrone di colore scopa troia bianca in calore</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 00:37:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[punizione schiava]]></category>

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		<description><![CDATA[Io andavo via tu arrivavi, solo un contatto, tanto per sapere che eri di Milano come me … Sei interessante, molto… magnetico e irritante. Mi dai subito fastidio, ma forse mi affascini per la tua insolenza, per le domande aggressive: &#8230; <a href="http://www.umiliazioni.com/padrone-di-colore-scopa-troia-bianca-in-calore/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io andavo via tu arrivavi, solo un contatto, tanto per sapere che eri di Milano come me … Sei interessante, molto… magnetico e irritante. Mi dai subito fastidio, ma forse mi affascini per la tua insolenza, per le domande aggressive: ci provi, quindi, è quasi naturale, ma con un tono che non ammette repliche. Ma io ti resisto e poi già penso a te nell’aereo che mi riporta nella Capitale.<br />
Ma la molla è scattata e io ancora non lo so. Hai il mio numero di telefono e non è ancora settembre quando mi chiami.<br />
Mi inviti ad un caffè ed io sono anche un pò lusingata, dal nostro incontro precedente hai saputo che non ho compagno, anzi che vengo da una storia complessa e finita male, sulle cui macerie ancora mi dibatto.<br />
Mi prendi in giro, penso, quando mi dici (anzi quasi ordini) come mi vuoi vestita: tacchi alti, mini nera, calze autoreggenti (ma quali calze ti dico, fa ancora caldo …), poi camicetta senza reggiseno.. Mi sembra che esageri un pò, ma sto al gioco perché ecciti la mia femminilità.<br />
Ed allora vita nuova: voglio sentirmi corteggiata, ma sono in campana con te, insolente: mi dico anche che ti voglio fare stare sulla corda, non ho voglia di darmi insomma, ma solo di trovare un bel ragazzo che mi accompagni. Parlo di te anche con un’amica. Mi sento padrona del gioco anche se so che ci proverai ancora ed io sorriderò sardonica e ti terrò a bada. Dopo… dopo chissà….Se ne vali la pena….<br />
Nel tuo invito c’è qualcosa che non va però.<br />
Mi inviti in un bar fuori mano, in una zona che non è certo i Parioli, non mi vieni a prendere (ma questo mi va pure… sono una ragazza emancipata io!). Poi quando arrivo con una buona mezzora di ritardo, il bar si rivela uno squallido casermone per camionisti e per di più ancora non ci sei.<br />
Dentro, naturalmente, ci sono solo uomini che fissano senza inibizioni le mie gambe nude ed abbronzate sotto la minigonna nera sopra i miei tacchi alti e la mia camicetta mezza aperta da cui si intravede il reggiseno scuro.<br />
Al bar arrivi dopo un tempo che mi pare eterno, e già ho bevuto un drink (squadrata dalla testa hai piedi dal barista) e non sei solo, ci sono due tuoi amici, e questo mi indispone ancora di più. Lo sento come una totale mancanza di rispetto, mi sento presa in giro.<br />
Poi non so poi se per l’alcool o se con premeditazione (avrei in seguito conosciuto sulla mia pelle sensibile quanta premeditazione ci fosse in te …), inizi un discorso ad uso e consumo dei tuoi amici.<br />
Sostieni che le donne sono esseri naturalmente inferiori nella vita sessuale e privata; lo fai con voce alta, per farti sentire d’attorno, affermi che è stato sempre così, che le donne sono più deboli per subire la forza dell’uomo, che non è un caso che la donna nell’atto sessuale debba solo ricevere ed ubbidire e la sua attività tradizionalmente si limita in casa ad una funzione servente dell’uomo (gli stira, gli lava le mutande, spazzola e cucina….). Che la natura esige che ci sia un maschio dominante e una femmina che viene sottomessa e dominata, che è una cosa che abbiamo nel sangue da millenni e non c’è niente da fare, che i veri maschi si eccitano a comandare e maltrattare, ma così, in modo naturale e primitivo: sberle, insulti, sputi, sculacciate sonore, farsi servire e riverire da femmine servette che strisciano ai piedi.<br />
Sono discorsi di un maschilismo becero e schifoso e la situazione mi dà fastidio, anche perché sostieni il concetto davanti a me, e lo fai con tono spocchioso, stupido, arrogante, ridacchiando quando mi guardi. Poi inizi a trascendere alludendo proprio a me, a come dovrei essere trattata nell’alcova… senza alcun rispetto… subire la virilità, essere sbattuta per bene, se mi opponessi dovrei essere immobilizzata e punita come succede alle ragazzine viziate che meritano periodicamente sonore punizioni.<br />
Io a questo punto reagisco: quasi urlo e ti insulto ma i tuoi amici ormai ridono e fanno il tifo e sono naturalmente dalla tua parte.<br />
Insomma, non ci sto ad essere umiliata così. Poi me ne vado dopo averti vomitato addosso la mia indignazione.<br />
Tutti gli avventori commentano, ridono schiamazzano, quando esco urlano e battono le mani. Sento qualche insulto che mi insegue mentre chiudo la porta del bar.<br />
Mentre sono in strada ti vedo all’improvviso, mi segui con la macchina e mi chiedi con aria stronza se ho bisogno di un passaggio. Incredibilmente accetto, penso di dirtene quattro, mi fai salire e riprendo il discorso tu sorridi e ridacchi. Quando ho finito di parlare (neanche una risposta da parte tua), mi inviti da te.<br />
Mi guardi fisso mentre mi dici questo e mi sbottoni il primo bottone della camicetta senza che io m opponga.<br />
So bene, benissimo, che cosa significa, ma accetto ancora ed ho caldo fra le gambe mentre ti dico si, ed il respiro e la voce che si mozza….<br />
Salgo da te e un secondo dopo che sono entrata tu chiudi la porta a chiave mentre io guardo con il fiatone senza protestare…<br />
Poi ti avvicini, sei serio, ora serissimo, e mi fissi negli occhi tanto che abbasso istintivamente lo sguardo. Poi d’improvviso mi molli una sberla terribile che mi fa finire per terra. Mi tiri su per i capelli, lunghi, neri, che ho: “adesso ti faccio vedere cosa intendevo prima, ma prima ti faccio rimangiare i tuoi insulti zoccoletta”. Mi fai alzare in maniera sbilenca e ridicola…. tirandomi i capelli. Fai male ed io inizio fatalmente a pregarti di smetterla, ma non mi senti.<br />
Ora hai mollato la presa ed io sono di nuovo a terra.<br />
Tu mi guardi con sprezzante ironia: “Dimmi zoccoletta chi sei tu?”. Io non rispondo ma guardo per terra. E’ una situazione strana e mi sento ubriaca, mi chiedo come ho fatto a trovarmici. Ma sono pensieri che si consumano in frammenti di attimi, perché subito dopo mi riprendi a tirare per i capelli: “allora?”…<br />
A quel punto sono già in tua completa balìa: “Sono quello che vuoi tu, che dicevi tu, quello che dicevi tu……”<br />
“cioè ?”<br />
“devo ….. devo riverire il maschio ….”<br />
“una cagnetta che deve riverire il maschio… E allora come deve essere la cagnetta?”<br />
“come?”<br />
Un altro schiaffone per la mia titubanza…: “nuda cretina …subito…”<br />
Mi spoglio lentamente, vanno via prima le scarpe ma tu mi chiedi di tenerle… allora è la camicetta, poi la gonna.. ora sono con le mutandine il reggiseno, Mi vergogno al massimo…mi fermo ma tu non hai pietà. Un’altra sberla mi riporta alla realtà… continuo a spogliarmi…<br />
Eccomi. Ora mi sfilo il reggiseno, le mie tette sono sotto i tuoi occhi al tuo cospetto, con le areole scure ed i capezzoli inturgiditi dalla situazione. “Devo…. anche le mutandine?” chiedo retorica … Non mi rispondi a questa domanda, sai che ha una risposta scontata. Invece dici: “zoccoletta mi pare che sei troppo vestita rispetto a quello che ti avevo ordinato… penso che dovrai assaggiare oggi la cinta… così per ricordarti qualcosa che tendi a dimenticare…” e poi, giacché sono lenta: “adesso mi fai subito vedere il culo da porca”. Le parole sono schiaffi non meno forti delle sberle di pocanzi.<br />
Mi sfilo le mutandine ed ora sono nuda e pretendi che stia in ginocchio “Così per ricordarti qual’è la tua posizione davanti ad ogni maschio”. Ti avvicini ad uno stipite di un armadio, e poi c’è qualcosa che ti luccica in una mano. Mi giro e lo vedo e mi impressiona: è un frustino per cavalli e so che è lì nelle tue mani per me e ne sono terrorizzata.<br />
Faccio per alzarmi: “Sta là cagna!”.<br />
Sono immobile ora, ed il respiro è mozzato nella mia gola… mi prendi e mi sollevi. Mi poni di traverso su di una poltrona, in modo che il mio culo sia esposto ed indifeso “10 per ricordarti che sei una cagna al servizio del maschio; 10 per avermi risposto da puttanella schifosa al bar di fronte ai miei amici, altri dieci perché ti sei vestita diversamente da come ti avevo ordinato… Hai da dire qualcosa?”<br />
“Non vorrai…, dai, ti prego…”<br />
“Allora altri 10 e sono quaranta. E guai a te se ti muovi o emetti un solo gemito. Ti posso assicurare che dopo questa cura, in pubblico, quando racconterò quanto sei zoccola e cagna avrai solo voglia di annuire con la testa….”.<br />
Ed eccomi ora a culo nudo, tremante al tuo cospetto, di traverso sul divano, nuda, oscenamente esposta. So che non avrai pietà ed oggi imparerò cosa significhi essere femmina davanti ad un maschio, che ne uscirò domata, blandita, plagiata … un agnellino di fronte al maschio-padrone. Mentre rifletto su ciò (ma in realtà la paura e l’emozione sono troppo forti perché io possa articolare un solo pensiero compiuto) mi prendi nuovamente per i capelli, non ti va più, forse, la precedente posizione. Il tuo strattone non è fine a se stesso, ma mira a spingermi, a trascinarmi. E’ gioco forza: pur lamentandomi sommessamente e a piccoli gridolini, non faccio resistenza, mi lascio portare dalla tua stretta, caso mai il mio problema è che non capisco dove mi vuoi portare, ed allora a volte sbaglio direzione, facendo mio malgrado forza, ed allora son io stessa causa del mio dolore, perché non tu molli.. anzi.<br />
Ma tant’è: ad un certo punto arrivo dove vuoi tu. Un tavolo. Lì mi spingi con forza, assestandomi un forte schiaffo sulle natiche che risuona oscenamente. Mi fa male e urlo: tu ridi e mi deridi: “Aspetta un po’ zoccoletta… che ne avrai da urlare stà tranquilla”.<br />
Sono appoggiata al tavolo ora, con il seno a contatto con il legno.<br />
Si sente uno schiocco. E’ il primo colpo e mi fa venire il sangue alla testa, ma non ho il tempo di riflettere, in ordine sparso mi arriva il secondo, il terzo, il quarto, il quinto…<br />
Ora urlo davvero: “basta basta”, ma soprattutto mi divincolo e, infine, scappo nella stanza mentre tu mi insegui con la frusta mentre mi dileguo e mi siedo sul divano, prima sui glutei poi sulle ginocchia (sento il fuoco sul culo).<br />
Tu ti fermi, sei molto serio. Io non so che fare. Mi inginocchio da sola davanti a te, ti temo, ti bacio le mani e te le bagno con le mie lacrime: “basta, basta, ho capito, perdono, perdono…”. Ma sei infastidito ancora di più, ed allora inizi a frustare sul corpo nudo colpendo alla cieca… Io inizio a strisciare per la stanza come un verme, in terra, mi giro per evitare i colpi sul culo già provato, ma mi arrivano davanti, sul seno sulla pancia, sulle braccia. Colpisci con rabbia come un forsennato. Insomma non ho scampo.<br />
Poi ti riposi un secondo.<br />
Hai l’affanno ed io piango e basta.<br />
Poi parli: “Senti zoccoletta, a me pare che non ci siamo capiti… tu non ti muovi fino a che non ho finito. Altrimenti ne prendi il doppio ed il triplo …. Hai bisogno di una lezione seria per farti capire chi comanda qui. Ci siamo capiti?”<br />
“Sissignore .. ci siamo capiti”<br />
“Ripeti” urli ora, le mie parole sono infatti confuse fra le lacrime.<br />
“Sissignore, sissignore, ci siamo capiti … non un grido, sto ferma….”<br />
“Allora sul tavolo, con il culo ben proteso.. veloce…”<br />
Ma non ti fidi… ecco che mi vieni di dietro, hai una corda, e le mie gambe sono subito legate alle gambe del tavolo. Poi con un gesto sornione, mi vieni di soppiatto dalle spalle e mi turi il naso. Apro la bocca, istintivamente per respirare. Allora mi infili una cosa, una specie di palla con delle corde ai lati che mi chiude la bocca e che con cattiveria mi leghi forte dietro le orecchie.<br />
Ora sono pronta per quello che vorrai.<br />
Non un gemito ascolterai da me, subirò la frusta disciplinata, tutta, non potrò ribellarmi nè urlare, nè divincolarmi fino a quando non riterrai di aver finito.<br />
Potrai somministrami la frusta fino alla più completa correzione, per educarmi a diventare la tua cagna. Potrai colpirmi con metodo su tutte le parti del mio culo scoperto, a volte sbagliando appositamente, in modo da frustare le cosce tenere o il principio della schiena. Mi frusterai come succedeva alle ancelle barbare durante l’antica Roma, portate in catene al ritorno dalle campagne dei Cesari o nell’america del Sud, nei paesi battuti dal sole, nelle campagne di cotone… sulle schiene delle schiave negre…<br />
Ora ripenso a me, a come avevo reagito di fronte alle tue parole fra i tuoi amici.<br />
La mia posizione oscena è la tua vittoria.. sono una puttanella, schiava, cagnetta che sta per essere battuta fino a quando ne avrai voglia.<br />
Potrò urlare certo, ma il mio urlo sarà un mugolio che si spegnerà nella gagball, sordo e ridicolo; potrò muovermi, certo, ma sarà l’impercettibile movimento che asseconderà non voluto l’atteggiamento della frusta sul mio culo. Ancora piu ridicolo!<br />
Tu ridi ora… fai il giro del tavolo perché ti veda, vuoi che veda la frusta, la tua risata a bocca aperta, che ti veda mentre mi insulti…<br />
Poi, poi basta. Inizia la punizione. Ora le frustate arrivano precise, forti, periodiche, puntuali, da professionista del dolore, della mia sofferenza; rinverdiscono il dolore delle precedenti. Ognuna è un pezzo di orgoglio che va via. Ero femminista un tempo; quanti secoli fa? tra poco sarò solo femmina. So per certo che finirai solo quando sarai stanco, oppure quando penserai che sono davvero domata definitivamente… Ed io mi sciolgo alle tue frustate, sono femmina e miele per te; cagna e puttana, schiava, zoccola e troia. per te ogni colpo di piu…<br />
Ti prego dentro di me di finirla, ma ad ogni nuovo schiocco diventi un dio greco che somministra il meritato castigo per la mia empietà…. ed io avrei voglia di adorare adesso il mio dio, affinché tu finisca il più presto possibile… Lo sai, lo capisci, ora sono pronta per te, sono una tua proprietà. M smetti solo quando decidi tu: io non conto più. Mi sciogli, ora vuoi vedere le mie lacrime e la mia sottomissione; via la gagball, vuoi sentire le parole dell’implorazione. Ti guardo, piango sommessamente ti dico basta, pietà, continuamente come un disco rotto.. anche se hai finito.. per ora.<br />
Ma so che poco te ne frega.. se hai finito non è per le mie parole. Anzi, indichi con l’indice verso il pavimento. Mi vuoi in ginocchio.<br />
Io nuda e con il culo in fiamme ora sono in ginocchio davanti a te ed ancora piango.. ora ti chiamo padrone. Non te ne curi.<br />
Ti abbassi il pantalone, poi lo slip. Vedo il tuo cazzo. So che è lì per me. Per riempire la mia bocca: sempre piangendo, avvicino la testa. Mi dici beffardo di mettermi al lavoro. Ora, ancora una volta, non posso parlare più. Ne avverto il sapore, forte, disgustoso, sa di orina, di poco lavato. Non è un pompino; usi la mia bocca come una fica. La tieni ferma in modo da spingere il bacino con ritmo da scopata. Cosi quando vieni mi serri la testa fino a quando non hai ultimato la tua pisciata di sperma… me la sento in gola, calda, amara, bruciante, densa, puzzolente, disgustosa.<br />
Ti allontani. Mi lasci li, dopo avermi minacciata, se avessi sputato o lasciato cadere il nettare del tuo cazzo…. Ma io lascio andare giù tutto, inghiottendo piano e lentamente…<br />
Sei vestito ora, io nuda ed in ginocchio con il tuo osceno sapore nella bocca e nella gola. Non esisto più. Mi guardi serio, senza considerazione nel tuo sguardo: “Domani alle tre qui, reggicalze, mini, senza mutande, figa depilata, senza reggiseno, camicetta bianca aperta al terzo bottone, tacchi di almeno 10 cm, truccata da troia quale sei, rossetto forte… ho da aprirti il culo per bene….”. Le mie parole sono solo……..: “Si padrone”.</p>
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		<title>Schiava lecca la mano del Padrone e chiede umilmente perdono</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 21:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[schiava lecca padrone]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Leccami la mano! Voglio sentire la tua gratitudine! – Mai avrei immaginato da te una tale fermezza degli intenti Mai la sottile perversa soddisfazione che in quel momento provavi, non almeno spinta fino a quel punto! La mia agitazione crebbe ogni minuto che passava, lentissimo, le dita dei piedi iniziavano a dolermi per la posizione e al più piccolo movimento delle gambe mi rispondeva un dolore acuto e irradiante che mi coprì in breve di sudore freddo. Ero terrorizzata che la pelle alla fine cedesse e si lacerasse sotto la stretta delle clips. Ansimando disperatamente leccai la tua mano, le dita, ma con orrore incrociai lo sguardo sadico che in quel momento animava i tuoi occhi: stavi muovendo la mano sotto la mia lingua, un giro di palmo e sentii la mia voce alzarsi in un grido violento. Mi parve che mi si stesse per strappare l’anima, le mani corsero alle tue spalle, mentre lacrime copiose mi tolsero la visuale. - toglimi le mani di dosso, micia! – capii perfettamente le parole, ma non accettai quell’ ordine disumano. Scossi la testa come una pazza singhiozzando. “Non posso, non posso” ripetevo nella mia mente. - TOGLI – LE – MANI – scandisti di nuovo Tra le lacrime vidi le MIE mani scorrere docilmente sulle tue spalle, sulla lana del maglione. Ero ormai preda di uno stato confusionale che non avevo mai provato prima. Lasciai che il dolore mi attraversasse, ma il fisico non rispondeva più in modo logico e sentii scemare ogni controllo… - Pa…Pa..drone … – mi sentii balbettare Sentii il tuo sorriso nella voce, quando mi sussurrasti agli orecchi - si piccola micia? – - potresti allentare la presa? Chiesi serrando gli occhi nello sforzo sempre più difficile di non arrendermi e appoggiare i piedi a terra. – visto che me lo chiedi, devo dedurre che sei arrivata ad un tuo limite.. – commentasti pensoso ma senza accennare alcun gesto della mano - …. Mi pare che uno dei nostri fini era quello di riuscire a superare certi limiti. Ora mi chiedo: è giusto che assecondi una tale richiesta, quando sei così vicina ad un traguardo? – - Padrone .. – mormorai con la bocca impastata dalla frenesia di fermare quella tortura.. - non ce la faccio ad andare oltre…. – arrivai a supplicare, una cosa mai fatta prima, mentre una voglia sempre più urgente di dar voce alla mia frustrazione mi saliva dentro.. Non riuscivo più ad alzare la testa. Il tremito delle gambe divenne incontrollabile. Lentamente sentii i piedi scendere senza poter far altro che attendere il momento dello strappo finale. Quando sentii il freddo del pavimento credetti di svenire dal dolore, ma fu un solo attimo intensissimo. Un secondo dopo ero libera.. la tensione si era allentata di colpo: avevi lasciato la catena! In quel momento il desiderio più forte fu quello di baciarti ovunque. Una vampata di calore m’investì salendomi dal basso fino al viso. Il dolore era niente in confronto a quello che avevo provato poco prima, tutto mi parve sostenibile al paragone. Un sorriso dolce mosse le tue labbra, gli occhi lucidi di tenerezza mi carezzarono. Tornasti al tuo posto dopo una lunga occhiata d’apprezzamento. - vai fino alla porta… Ero ancora scossa dai tremiti, ma questa volta mi avviai fino al battente vincendo ad ogni passo l’ansia che mi coglieva nell’aspettarmi lo strappo. Arrivai invece fino in fondo senza sorprese. Toccai appena il legno dell’anta e mi dicesti di tornare a sedermi. Mi sedetti con una lentezza di cui ridacchiasti. Di lì a poco arrivò il cameriere con la prima portata. Alzai lo sguardo e ti fissai in attesa. - vai pure a prendere il vassoio, per favore…- Mi alzai fissando di sottecchi la mano che teneva la catena. Avevo ancora il respiro affrettato e il bruciore ai seni e al pube era a dei livelli appena accettabili. Ogni passo mi ricordava la presenza del ferro sulla mia pelle. Aprii la guardiola e presi il vassoio dalle mani anonime di una persona. Mormorai un ringraziamento e richiusi. Sempre con molta lentezza ti venni vicino e appoggiai sul tavolo il vassoio. - Servimi ! – ordinasti, mentre giocherellavi con la catena : il solo veder muovere quel luccichio di metallo mi dette i brividi. Respirai a fondo, ma senza farmi notare, non volevo che tu capissi quanto ero sconvolta e coinvolta nelle tue perverse fantasie. Con un sorriso ti servii le pietanze e tornai al mio posto. Stavo per sedermi, quando tirasti la catena. Inatteso mi giunse il contraccolpo. Sobbalzai all’improvviso piegandomi in avanti. - mi hai chiesto SE potevi tornare al tuo posto? Me ne hai forse chiesto il permesso? – non mi guardavi nemmeno. Tranquillamente stavi continuando a mangiare, mentre nella tua mano sinistra stringevi la catena. Scossi la testa in segno di diniego. - sei molto distratta nei miei confronti, micia. Hai intenzione di irritarmi o vuoi rendere questo pranzo una piacevole occasione? – Tornai a capo chino verso di te e mi fermai al tuo fianco. - hai intenzione di stare in piedi per tutto il pranzo o vuoi sederti mangiare? Il tuo silenzio mi urta. Forza! Allora? – esclamasti e quello scatto mi presa alla sprovvista. - po…posso sedermi ? – balbettai agitatissima - come? – ribattesti con molta freddezza - non ho capito bene cosa hai detto… - po ..po..posso sedermi?- dissi ancora, ma la mia mente sbatteva senza riuscire a capire cosa volevi da me. Mi sentii come una mosca finita dentro una bottiglia da cui non sa più uscire. Ti vidi appoggiare lentamente le posate ai fianchi del piatto. Respirasti a fondo e alzasti gli occhi verso di me. Impallidii a quello sguardo furioso. - lo stai facendo di proposito, micia? Perché sto seriamente arrabbiandomi!- sibilasti Caddi preda di una confusione che non avevo mai provato. Non riuscivo a capire perché l’agitazione stessa mi confondeva e la paura di sbagliare mi creava un circolo vizioso aumentando la confusione. - no! No! Non lo sto facendo apposta! – ti supplicai di credermi. Le mie però parole non ti convinsero, o non furono quelle che ti aspettavi. Ti vidi afferrare la catena e strattonarla. Il dolore mi esplose, feroce, addosso. - INGINOCCHIATI! – mi ordinasti Eseguii immediatamente l’ordine, ma tremavo come una foglia per il dolore e per l’ansia di non comprendere e subire la tua ira che stavo aumentando mio malgrado. Una parte di me poi, stava soffrendo per l’incapacità di non essere all’altezza di ciò che volevi che fossi. Era come una spina nel fianco e non mi dava pace. - ORA… chiedimi ancora il permesso e questa volta.. fa che sia espresso nel giusto modo!- Inginocchiata piegata nel mio essere capii finalmente la leggerezza che mi aveva portato a non capire e a sbagliare. Sollevata provai una sorta di felicità nel chiederti di nuovo - Padrone mi è permesso tornare al mio posto? – Silenzio. Un lungo infinito silenzio accompagnò la fine delle mie parole. La mia certezza tentennò di fronte a quel vuoto. Mi tesi, mentre lacrime dispettose mi pizzicarono gli occhi. - vai pure! – la tua voce mi giunse come una liberazione. - mi è concesso di alzarmi Padrone? – chiesi oramai convinta di essere sulla strada giusta Un semplice si detto con palesata noia mi sollevò dalla posizione di disagio in cui ero caduta. Con fatica mi alzai e tornai al mio posto. Avevo lo stomaco chiuso per la tensione degli ultimi momenti. Fissai il cibo ben disposto nel piatto, ma non riuscii a farmi venire la voglia di assaggiare qualcosa. - inizia a mangiare, micia …. – sempre attento a ciò che mi riguardava non lasciavi passare un solo gesto che non fosse vagliato e giudicato. - non ho fame, grazie.- risposi compunta senza alzare lo sguardo dal piatto. - micia guardami! … ho detto guardami! – fu il tono a costringermi ad alzare lo sguardo e fissare i tuoi occhi scuri. - serviti e mangia. Non esiste che fai la bambina! È inammissibile! Godiamoci queste delizie! Forza! – A fatica allungai il braccio e i servii una minuscola dose di cibo. Con la coda dell’occhio vidi che storcevi la bocca, ma ignorai il segnale di disapprovazione e mi sforzai di mangiare. Piluccai, giocando con la forchetta. La nausea mi scuoteva lo stomaco. Cercai di prendere tempo in ogni modo. Finalmente il cameriere bussò alla porta. Scattai in piedi con un sorriso. - chi ti ha detto di alzarti? Siediti e finisci il tuo antipasto! – dicesti senza batter ciglio. Spalancai gli occhi attonita. - ma… ma il cameriere? – - può aspettare. Muoviti! Prima finisci, prima lui fa il suo lavoro. – Il primo pensiero che formulai fu “bastardo”, fissai il piatto e poi te con uno sguardo che se avesse potuto avrebbe bruciato tutto. - non sparisce se lo fissi così- ridacchiasti serafico - né lui né io… ne parliamo più tardi, micia. Sto aspettando…. Sai che m’infastidisce vero? – In pochi bocconi finii quel delizioso sformato di verdure che mi parve paglia in quel momento. Ingollai a forza e mi alzai. Rimasi un attimo interdetta aspettandomi un richiamo per non aver ancora una volta chiesto il tuo permesso. Evidentemente fosti magnanimo e soprassedesti al mio piccolo errore. Raccolsi i piatti e li portai alla porta e ancora una volta due mani sconosciute li presero e scomparvero. Tornai al tavolo e venni a versarti del vino. Mi parve di vedere che apprezzasti il gesto sincero e lentamente sentii scemare un po’ della tensione che mi aggrovigliava dentro. Non fu semplice stare al tuo fianco e intuire le tue voglie o necessità, ma è anche vero che non lo è mai stato e questo per me è una sfida che raccolgo volentieri. È il cuore stesso del mio “bisogno”. Quello di essere al tuo fianco e di servirti come meglio posso, d’essere e sentirmi profondamente TUA. Le portate si susseguirono tra le nostre parole e i nostri sguardi. Eravamo al dessert, quando mi chiedesti di venirti vicino. Ingollai la domanda che mi venne alle labbra e senza fiatare eseguii quello che mi avevi chiesto. I tuoi occhi mi sorrisero compiaciuti, intuendo lo sforzo che ogni volta compivo di adattare a te il mio modo di essere. Vidi le tue mani carezzarmi le gambe. Lunghi brividi mi scivolarono sulla schiena a quel gesto così caldo e carico di sensualità. Risalirono lentamente, coprendo ogni centimetro di pelle che trovavano. Ti misi le braccia al collo abbracciandoti provando a farti sentire cosa provassi in quel momento. Un attimo più tardi un dolore bruciante mi lasciò senza fiato. Afferrai il tavolo perché credetti di cadere. Ti guardai in cerca di una spiegazione, mentre te stavi tranquillamente giocando con le clips che avevi preso tra le dita con fare distratto. Volevo una risposta che non c’era o che se ci fosse stata non era necessaria. Ricordai la lezione di poco prima, e non mi uscì una sola sillaba. Il sudore mi colò sul collo e mi si addensò nel solco tra i seni. I palmi divennero scivolosi, artigliati al bordo del tavolino, le nocche bianche dalla forza con cui mi ci attaccavo. La marea d’emozioni che quel giorno avevo vissuto mi si rovesciò addosso come una lava incandescente. Sofferenza frustrazione, doveri e obblighi, parole non potute dire e non dette, emozioni e sensazioni portate al parossismo, tutto accadde in un momento. Sono in quei momenti, quando ti senti come sull’orlo di un precipizio che pare ci si stacchi dallo scorrere del Tempo. Si rimane sospesi in una dimensione che non ha più riferimenti con il mondo circostante, si fluttua in noi stessi, verso il nostro interno, in antiche e ancestrali sensazioni che ti fanno toccare il tuo animo. Per donarsi si deve conoscere innanzi tutto noi stessi, scoprire i meandri della nostra anima e solo allora svuotarsi, riempire ogni gesto di una consapevolezza che lo renderà completo e corretto. Le tue dita adesso si erano spostate e titillavano il clitoride, con delicatezza disarmante. Una dolce inaspettata sensazione si fece largo tra i lampi rossi di quel dolore senza più limiti. Qualcosa che invece di togliere aria, stava creando un piacevole languore. Aprii gli occhi e incrociai i tuoi. Ebbi un lungo brivido. Le tue dita mi stavano regalando spire di piacere fluido che salivano inarrestabili dentro di me. Sempre più forti e incontrollabili: ero inebriata da quel continuo alternarsi di fortissime emozioni. Toccasti ancora le clips e quel dolore scatenò uno degli orgasmi più forti che io abbia mai provato. Caddi in uno stato di profonda estasi. Il dolore che provai, quando mi staccasti le clips, scosse di poco quello stato di grazia. Ricordo ancora vividamente l’abbraccio che sostenne il mio lento scivolare ai tuoi piedi, il sommesso ringraziarti di quel qualcosa d’indefinibile che lega la slave al Master. Ancora non pago, mi facesti inginocchiare, pur sapendo quanta difficoltà mi costasse quella posizione. Mi alzasti il viso che si protese verso le tue labbra che mi baciarono a lungo gustandosi ciò che era incondizionatamente suo. Sentii che mi alzasti il golf e strinsi i denti capendo cosa stavi per fare. I tuoi baci sigillarono l’esclamazione, quando mi togliesti anche le ultime due clips dai seni. Mi abbracciati forte da togliermi il fiato e mi sentii sciogliere. Mi lasciasti andare e ti chiesi il permesso di alzarmi. A fatica mi rimisi in piedi: la magia galleggiava ancora nell’aria, calda e lucente della stanza. Mi sedetti ancora indolenzita al mio posto di fronte a te.</p>
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		<title>Catenella unisce e tira capezzoli e clitoride</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 21:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[catena sul clitoride]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Più ti agiti e peggio è… – furono le uniche parole che dicesti, sistemandomi la gonna, facendo passare la catena oltre il bordo della vita e lasciandola ciondolare sopra come una cintura brillante. Ti alzasti e mi venisti di fronte inchiodandomi con uno sguardo brillante e vivido ma fermo. - ora ti slego i polsi. Prova solo un gesto e le tieni fino a stasera…- Il cuore nel petto pareva volermi uscire. Attendesti che recuperassi un minimo di controllo e mi sciogliesti le corde. Sentii appena la fitta dei muscoli contratti. Mi togliesti anche la gag-ball che mi fece sospirare di sollievo riattivando la deglutizione. Con molta attenzione m’infilasti il golf e mi porgesti la giacca a vento. Spalancai gli occhi incredula - non posso muovermi così! – protestai disperatamente - oh povera miciotta- esclamasti con un calore che quasi mi convinsi d’averla spuntata - puoi benissimo camminare! Solo non potrai fare una camminata stretta – Sogghignasti facendo crollare tutte le mie speranze uscendo risoluto dalla stanza. Sudata come dopo una lunga corsa, non riuscivo a decidermi di muovere il primo passo. Lottavo contro paure e preoccupazioni, mentre una sottile assurda eccitazione si stava impadronendo di me. Con infinita cautela mi voltai, sentii una fitta al pube che mi tolse il respiro. Il freddo del metallo sbatté sulla mia carne e mi ricordò la scomoda presenza di corpi estranei al mio. Un lento perverso bruciore mi stava percorrendo il corpo dal basso verso l’alto. La cosa era appena accettabile. Ancora immobile al lato dello studio sentii la tua voce che mi chiamava dall’ingresso. Esitai, ma iniziai ad infilarmi la giacca che non appena si appoggiò sui seni mi strappò un grido per il dolore che il solo sfiorarlo mi procurò. Nelle orecchie mi risuonava il tamburo del cuore, mentre goccioline di sudore andarono a bagnarmi la fronte. Mossi un passo e poi in altro e la mia mente registrò ogni piccola sensazione che provavo. La porta si chiuse alle mie spalle. - sono indeciso se scendere con l’ascensore o le scale… – mi dicesti pensieroso osservando di sottecchi la mia reazione. Ebbi un vuoto allo stomaco pensando di scendere i gradini e il pallore del mio viso fu più chiaro delle parole che non dissi. Sorridesti appena, mentre aprivi la porta dell’ascensore - che donna fortunata sei! Hai un padrone a cui sta a cuore il benessere della sua…. Proprietà! – marcasti di proposito sull’ultima parola studiando la mia reazione, ma mi forzai a rimanere in perfetto silenzio pur di non darti quella soddisfazione. Uscimmo fuori nell’aria frizzante. Alla macchina mi fermai fissando con orrore il sedile dove dovevo sedermi che mai mi era parso così basso. - non so se riuscirò ad entrare e sedermi! – piagnucolai come una bambina Sbuffasti ridacchiando - ti lamenti sempre!!! Non sei mai contenta! Si va in montagna… vuoi farti una sessantina di chilometri a piedi? Fai pure! – esclamasti e con la mano m’invitasti a farlo - Scegli pure come.. io vado in macchina! – detto questo entrasti in macchina e mettesti in moto. Strinsi i pugni e aprii lo sportello fissando con angoscia il comodo sedile vicino al tuo, “devo farlo” mi ripetei un paio di volte e alla fine mi sedetti. Solo qualche secondo dopo mi accorsi che avevo trattenuto il respiro, ma l’impatto fu meno traumatico di quello che mi aspettassi. Cercai una posizione che mi facesse stare più comoda possibile, ma le tue parole mi fecero irrigidire. - vedo che non ti è difficile ricordare di tenere le gambe aperte in mia presenza! – commentati ironico occhieggiando verso le mie ginocchia - sto pensando di adottare questo sistema ogni volta che andiamo in macchina.. !- Evitai di guardarti o i miei occhi avrebbero parlato per me. Partimmo e il breve viaggio fu nell’insieme piacevole. Rimanendo ferma il dolore fu sopportabile e feci molta attenzione ad evitare inutili movimenti. Tu invece trovasti ogni scusa per farmi muovere, se non fossi stata tanto tesa ci avrei riso, da quanto fu comico, ma in quel momento tutto avevo fuorché la voglia di ridere… In poco tempo arrivammo al posto stabilito. Scesi dalla macchina con estrema lentezza e ti seguii fino al ristorante. Il locale era stato ricavato dai fondi di una casa in mezzo al paese. Probabilmente era adibito a stalle negli anni passati e di quel periodo manteneva intatta l’aria rustica rurale. I pavimenti in pietra, le travi di legno massiccio a vista, i soffitti bassi, un paio di caminetti e delle stufe di terracotta rendevano l’ambiente accogliente e rilassante. I tavolini erano coperti da deliziose tovaglie bianche, mentre non c’era una sedia uguale ad un’altra. Su ciascun tavolo spiccava un vasetto di fiori. Sulle mensole dei camini, nelle nicchie dei muri e sui ripiani sparsi nel locale erano accumulati un po’ alla rinfusa sculture di legno intagliato e oggettini della vita contadina, strumenti di lavoro, pannocchie di mais. Dal piatto di una stadera attaccata ad una trave scendeva una rigogliosa pianta d’edera. Osservai il tutto dall’ingresso rimanendo molto colpita dall’atmosfera d’altri tempi, così accogliente e rilassante. Mi mossi con cautela. Alcune persone si voltarono a guardarci e mi parve che quegli sguardi potessero “bucare” i miei indumenti e vedere com’ero “sotto”. Avvampai, mentre un sottile disagio mi prese. Ti sfiorai appena e tu mi prendesti la mano sorridendo. Ebbi la certezza che tu capissi perfettamente come mi sentivo e ti divertissi un mondo del mio imbarazzo, restandomi però vicino. Vidi avvicinarsi una signora sorridente con indosso il classico abbigliamento candido da cuoca. La salutasti e fu chiaro che già vi conosceste. Lei non ti fece dire altro e ci condusse al nostro tavolo. Solo che non ci accompagnò ad un tavolo di quelli che vedevo, no, ci portò verso un angolo della sala dove d’un tratto scorsi come un buco dove scomparivano degli scalini. Mi voltai a guardarti in cerca di spiegazioni. Tu invece sorridesti facendomi segno di scendere. La signora si raccomandò di prestare attenzione che gli scalini erano consunti. e in effetti notai che erano scavati nella parte centrale, mi chiesi quanti passi li avevano calpestati nel corso dei decenni.. Scendemmo così al piano inferiore e lì parve davvero di essere entrati nel passato. Nell’aria aleggiava il classico sentore pungente di cantina. Le pareti erano scavate letteralmente nella roccia tanto che si vedevano chiaramente i segni dei picconi. Rimasi affascinata sugli ultimi scalini a guardare. La signora ci fece cenno di proseguire, ma io le passai dietro con l’intenzione di scoprire il resto del piano. Le luci basse e gialle rendevano il tutto un po’ cupo, ma con un che di conturbante. Il dolore andava e veniva, leggero o acuto come ogni volta che mi si ergevano i capezzoli. Il fiato s’inceppava e poco dopo riprendeva un ritmo regolare. Mi guardai intorno affascinata dall’atmosfera che quel posto mi creava dentro. La signora colse il mio sguardo e fu ben lieta di mostrarmi ogni angolo del posto. Vedemmo così le altre due piccole stanze sulle cui pareti erano ordinatamente disposte file di bottiglie impolverate dal tempo, dove qua e là si intravedevano nel chiaro scuro delle luci basse, cesti di frutta e verdure messe nelle gerle. Il tour fu presto finito e lei ci portò di fronte ad una porta di legno scurito dal tempo, le cui assi erano ruvide e tenute insieme da stanghe di ferro e bulloni a vista. Ebbi appena il tempo di notare che sulla porta c’era una finestrella, tipo le guardiole dei conventi, che lei aprì la porta e fummo investiti da una vampata di calore e luce. Rimasi attonita a fissare la piccola stanza rotonda al cui centro spiccava un tavolo accuratamente apparecchiato per due persone: un candelabro con le candele già accese brillava al centro, due calici lucenti, una rossa scarlatta adagiata su un lato una bottiglia di vino nel secchiello del ghiaccio. Mi voltai verso di te con gli occhi che mi brillavano di piacere e sorpresa. In quel momento dimenticai le clips, il freddo che saliva dai piedi fino al pube, del metallo che artigliava la carne tra le gambe. La donna si mise di lato e ci invitò ad entrare, soddisfatta della mia reazione e del tuo compiacimento. Feci il primo passo e mi sfuggi un’esclamazione, quando mi resi conto di essere su una lastra di vetro che fungeva da pavimento, un paio di metri sotto si vedeva la fine di quello che doveva essere stato un silos, la terra del fondo era coperta da luccicanti monetine. Mi fermai, mentre un senso d’ansia mi prese, quando mi parve di camminare nel vuoto. Un brivido m’increspò la pelle della schiena e una fitta dolorosa ai seni mi ricordò istantaneamente delle presenza delle clips. La tua mano calda si posò sulle spalle e mi spinse gentilmente avanti. La signora uscì e chiuse delicatamente la porta. Rimanemmo soli, io inchiodata vicino alla sedia te che mi fissavi. - allora che te ne pare? Ti piace la mia sorpresa? – mi chiedesti sorridendo Risposi al tuo sorriso imponendomi di superare il forte disagio che mi dava quel vetro sotto i piedi, il bruciore dei seni. - è bellissimo! -esclamai con sincerità perché ero rimasta davvero colpita dallo scenario di quel pranzo inatteso e inusuale. Mi porgesti la tua giacca che io presi velocemente per appenderla all’attaccapanni. Non ebbi il tempo di prevedere che le clips avrebbero di nuovo palesato la loro presenza che sussultai alla nuova fitta. Chiusi gli occhi ingollando il grido e il dolore che provai in quel momento. Sbirciai la tua espressione, ma niente trapelava dai tuoi occhi. Con estrema cautela mi tolsi anche io la giacca. Tornai al mio posto ma quando stavo x sedermi, mi chiedesti di avvicinarmi. Il tono di voce freddo mi mise sull’avviso che qualcosa stava cambiando. Trattenendo il fiato mi posi al tuo fianco. Tu iniziasti a spiegare con una voce molto tranquilla ma che non m’ingannò per un attimo. - questo locale è conosciuto oltre che per qualità della sua cucina, per questa saletta privata. Il cameriere che verrà con le portate busserà alla finestrella e da quella ci porgerà il vassoio, senza entrare. Saremo liberi d’essere e fare ciò che si vuole – gli occhi in quel momento ti brillarono giocosi - potrei perfino chiederti di spogliarti…tanto nessuno ti vedrebbe. Hai notato che la finestrella è posta molto più in basso del viso? È ad un’altezza che non permette di vedere altro le che mani di chi dà o riceve il vassoio. Molto studiata la cosa… – ridacchiasti soddisfatto. Mi sentii partecipe delle tue fantasie e la mia eccitazione ebbe un’impennata. Seguendo l’istinto mi chinai a baciarti, ma il grido che mi uscì dalle labbra smorzò per un attimo l’atmosfera calda della stanza. Ebbi uno scatto indietro, ma trovai la tua mano che m’impedì di allontanarmi. - dove vuoi andare piccola micia? Resta qui vicino a me… – Mi trovai in una posizione scomodissima con un dolore che mi riempì la bocca di saliva e il sudore che mi bagnò la fronte, mentre le tue labbra mi baciavano il collo e il viso. - stai qui piccola micia, il tuo leggero soffrire ti fa brillare gli occhi e ti rende più bella – sussurrasti dolcemente. Mi morsi le labbra cercando di respingere il dolore che sentivo per essere come mi volevi tu. Mi rialzasti e potei tirare un pochino il fiato. Infilasti una mano nella tasca e ne tirasti fuori una lunga catenina che agganciasti all’anello di quella che pendeva dalla mia vita. - vai fino alla porta per favore – quel tono leggermente formale mi causò un brivido di eccitazione. Con un mezzo sorriso accolsi la tua richiesta. Con molta con cautela mi mossi. Il mio cervello elaborò prima ancora di sentirle le conseguenze di quei passi. Sentii scorrere la catena sulla pancia e sullo stomaco, ma non fui preparata allo strappo, quando ad un passo dalla porta afferrasti la catena fermandola nel tuo palmo. Il grido mi si strozzò in gola facendomi retrocedere immediatamente. Per un attimo mi parve di vedere tutto attraverso un velo rosso. Sentii i battiti cupi del mio cuore risuonare impazziti negli orecchi. Ogni fibra si tese per arginare quel dolore così intenso che pareva non avere un epicentro, ma solo una chiazza pulsante di fuoco puro che bruciava tutto. Tentai di prendere fiato, ma il sollievo che cercavo non ci fu. Mi voltai verso di te, il viso che palesava la mia sofferenza. - allora? arriva fino alla porta! Devo ripetere le cose che ti dico? Hai problemi d’udito? – I tuoi occhi parvero trapassarmi. Sentii il bruciore tra le gambe marciarmi la carne e i seni diventare due globi ardenti e pulsanti. La mente iniziò a confondersi. Era come se quel dolore diffuso spazzasse perfino i pensieri. - muoviti! – il tono divenne basso e prometteva tempesta, ma ero come pietrificata, inchiodata a terra dal dolore e dall’ansia di provarne ancora. - vai alla porta!- scandisti lentamente in un tono se possibile più freddo, ma anche questo richiamo cadde nel vuoto. Ero nel panico totale. Ti fissavo, ma il corpo non rispondeva più ai miei comandi. Vidi come in un film a rallentatore ogni tua mossa. Le tue gambe flettersi nell’alzarsi, gli occhi glaciali che mi trapassavano, la mano che, mentre ti avvicinavi arrotolava nel palmo la catena, finché non mi fosti a pochi centimetri dal viso. Alzasti lentamente la mano con la catena e mi sentii tirare su fino a pensare che la carne si sarebbe lacerata. Mi alzai sulle punte dei piedi fin dove potevo nella speranza di alleggerire quella micidiale trazione. La tua mano arrivò fino alla mia bocca. Il panico di prima era niente alla confusione che stavo vivendo. Il dolore era diventato più profondo e non mi capacitavo in che modo lo stessi subendo senza impazzire. Qualcosa mi serpeggiava dentro.. in una parte di me che raramente si faceva sentire. Una parte così profonda e a volte scomoda che se ne restava in silenzio, ma che adesso emergeva sotto la tua spinta - baciala! – mi ordinasti con quel tono quasi metallico, estraneo alla tua persona. Per un attimo mi vidi in quell’assurda posizione: una ballerina in precario equilibrio sulle punte dei piedi, terrorizzata al solo pensiero che non avrei potuto resistere a lungo, e infine dover cedere alla gravità e poggiarmi sui talloni. E’ incredibile le energie che si scoprono del nostro corpo, quando è sotto stress. Ha risorse inaspettate, in quel caso disastrose perché mi permisero di rimanere a lungo sotto una tortura mai provata. Avvicinai le labbra e sfiorai il freddo metallo con un leggero bacio. Ero come sdoppiata, come se una parte di me guardasse l’altra che ubbidiva.</p>
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		<title>Mollette sui capezzoli della schiava</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 20:59:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lentamente socchiusi le labbra e la pallina mi fu forzata in bocca. Tutte le mie fibre urlarono la rivolta a quell’intrusione, ma furono tacitate, più che dal mio autocontrollo, dalle attese della tua prossima mossa. Tornasti di fronte a me stringendo un sacchetto scuro. Conoscevo bene il contenuto di quel sacchetto: erano le clips! Un lungo brivido mi scivolò per la schiena. Lo appoggiasti sulla sedia e mi bendasti. Sprofondai nel buio silenzioso che amplificava ogni percezione, l’attesa mi sconvolgeva l’anima. Sentii le labbra sui seni, mi tesi aspettando il morso diabolico delle clips che a momenti mi avrebbero stretto i capezzoli. Il freddo del metallo mi fece trasalire, ma riuscii a non far uscire un suono. Seguii il lento scorrere dell’anello, salire lungo le sottili aste delle pinzette delle clips, stringersi vicino alle punte, amplificando la fitta di dolore, che mi esplose in testa. Le tue mani scivolarono sulle mie braccia, leggere come piume, passarono sulle spalle, provando ad allentare la tensione, mentre la tua bocca mi lasciava una scia umida di baci sulla pelle. Il dolore scemò lentamente, aumentando la pressione al pube. Come lo avessi intuito, andasti a carezzarmi lì. Sobbalzai per la sorpresa e le clips mi ricordarono all’istante la loro pressante presenza. - piccola miciotta… mi prendesti in giro - hai un lago qua sotto..uhmm questo mi fa venire in mente molte idee. Purtroppo non abbiamo tempo. Le tue dita mi stavano portando pericolosamente vicino all’orgasmo. - voglio però essere sicuro che tu non dimentichi e stasera ti voglio così: pronta e calda! Ho in mente qualcosa che te lo farà ricordare… – Non sentii più le tue mani e persa dietro il mio piacere mugolai per la brusca interruzione. Fu solo un attimo. Sentii che prendevi la bustina e un secondo più tardi una fitta lancinante mi fece gridare. Sentii le tue braccia sostenermi, ma il dolore non mi dava respiro. Due minuscole clips di metallo mi avevano artigliato le piccole labbra ai lati del clitoride e il dolore era incredibile, da togliere il fiato. Più mi muovevo più aumentava. Perfino le clips ai seni parevano niente al confronto. Oltretutto l’essere in piedi aumentava il peso e il tirare verso il basso. Mi togliesti la benda, ma da quanto serravo le palpebre fu solo una sensazione tattile; nessuna luce filtrò fino ai miei occhi. I secondi passarono lentissimi. Respirai a fatica temendo anche quel leggero movimento. All’improvviso barcollai perché mi lasciasti e mi sentii perduta senza il tuo appoggio. Lacrime leggere colarono lungo le mie guance. Aprii gli occhi e vidi con sorpresa che ti eri di nuovo seduto di fronte a me, mi stavi fissando senza che alcun’emozione di trasparisse dal volto. Ebbi un momento di incertezza. Quello sguardo vuoto mi fece paura. Seguendo un istinto atavico cercai di raddrizzare le spalle, a fronteggiare, pronta all’inevitabile scossa di dolore che mi sarei provocata. Ce la feci e senza energia rimasi ferma a guardarti sperando di scorgere una luce, un brillio in quegli occhi fermi come acque di un lago. Dopo quella che mi parve un’eternità, afferrasti una sottilissima catena con un piccolo moschettone ad un’estremità. Ti piegasti verso di me che di scatto feci un mezzo passo indietro. Sollevasti appena lo sguardo, senza una parola, e furono quegli occhi a farmi tornare dove ero, a ricordarmi “chi” ero… Con movimenti precisi e senza alcuna fretta agganciasti il moschettone alla catenella che univa le clips alle piccole labbra e con delicatezza tirasti su facendo passare l’altra estremità nell’anello che univa l’altra catena delle clips dei seni. Trattenni il fiato seguendo ogni tua mossa, cercando di capire qual era il tuo fine. In un gesto quasi teatrale, lasciasti andare la catena che rimbalzò sulla mia pancia. Respirai velocemente per ammortizzare il colpo, la saliva si accumulò improvvisamente in bocca e iniziò a colarmi fuori di lato. Odiavo profondamente quella sgradevole situazione. Mi sentivo mortalmente umiliata di non riuscire a trattenerla. ma il dolore fu quasi insopportabile. Senza una sola parola afferrasti la gonna che ancora giaceva ai miei piedi e la tirasti su, rimettendola a posto. Spalancai gli occhi non volendo credere a quello che ormai era palese: mi avresti portato fuori in quel modo! Scossi la testa e tentai di slegarmi agitandomi e peggiorando la mia situazione. Capii subito che era stata una mossa assurda, ma quando mi faccio prendere dal panico, mi scatta qualcosa che non mi fa più ragionare lucidamente: rabbia ribellione ira mi travolgono.</p>
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