Figlia obbligata dal padrone a leccare la fica a sua madre

Una sporcacciona merita di essere frustata sulla fica, – continuo’ il Gardini, – anzi, nella fica.
A un cenno del Gardini, due scagnozzi del Marchi lasciarono le caviglie di Gianna, e le presero le grandi labbra, tirandole verso l’esterno e spalancando del tutto il sesso della ragazza. Gianna gemette di dolore e umiliazione. L’idea di stare mostrando la propria vagina spalancata ai suoi
genitori, di fronte a lei, era quasi insopportabile. Inizio’ a singhiozzare. Il Gardini sollevo’ il frustino, e inflisse il primo violentissimo colpo sul sesso della ragazza. Lo schiocco risuono’ nella stanza, seguito dal gemito di dolore di Gianna.
Il Gardini inflisse la seconda violenta frustata sulla vagina di Gianna. Il cordino di cuoio, di nuovo, colpi’ fra le grandi labbra della ragazza, avvolgendosi in parte fra le cosce e natiche di lei, fino a schioccarle sull’ano con l’estremita’.
Il professore colpi’ la vagina di Gianna, implacabile, una dozzina di volte. Quindi, i due uomini che la trattenevano per le grandi labbra la lasciarono e si spostarono dietro di lei. Uno dei due la afferro’ per i capelli, facendole reclinare il capo. Il Gardini sposto’ lo sguardo sui bei seni di Gianna, deliziosamente offerti per la frusta. Comincio’ a colpirli, ancora con estrema violenza. Ogni colpo faceva tremare i grossi seni di Gianna e lasciava sulla carne giovane della fanciulla un segno che attraversava entrambe le sue mammelle. Il Gardini parti’ dall’alto e frusto’ metodicamente centimetro dopo centimetro dei seni della ragazza, scendendo verso i capezzoli. Questi subirono cinque colpi consecutivi ciascuno. Quando il Gardini ebbe finito, i seni di Gianna erano arrossati, gonfi, e percorsi dalla fitta rete di striature lasciate dal frustino. I genitori della ragazza, che avevano assistito impotenti, sembravano sull’orlo di scoppiare in lacrime. – Questo non ci servira’ piu’, per il momento, – disse Gardini, prendendo il cordino di cuoio con entrambe le mani. Lentamente, lo fece passare attorno ai seni martoriati della studentessa, alla base, e lo lego’ strettissimo, con un doppio nodo. I seni di Gianna apparivano ora oscenamente, incredibilmente deformati e gonfi. L’uomo che tratteneva Gianna per il capo la lascio’.
– Ora vorrei verificare se la punizione sta avendo l’effetto desiderato, – prosegui’ il Gardini. – Pensa di essere sufficientemente umile da meritare di essere perdonata?
- Io… io lo spero, professore – mormoro’ Gianna. Il suo volto era rigato di lacrime. Il Gardini annui’, sorridendo. – Si metta a quattro zampe, – le ordino’ seccamente.
Gianna si alzo’ dalla sedia, obbediente, si inginocchio’ e appoggio’ i palmi delle mani per terra. Il cartello di legno che pendeva dai suoi seni strisciava per terra. Il Gardini le cammino’ attorno per qualche istante in silenzio. Gianna rabbrividi’. Non sapeva cosa sarebbe successo; non aveva il coraggio di provare a immaginarlo. Senti’ la mano del Gardini che le accarezzava le natiche nude.
- Le scarpe di sua mamma sono impolverate, – disse il Gardini. – Forse potrebbe mostrarci come sa lucidarle con la lingua. Gianna scosse il capo, debolmente, cercando di trovare il coraggio di
implorare di no. – Basta, basta… per pieta’ – mormoro’ Anna, piangendo. Il Gardini la guardo’. – Signora, le ho gia’ detto di rimanere in silenzio, se non vuole la rovina vostra e di vostra figlia. – Lentamente, si avvicino’ alla donna seduta. – Ma visto che ha deciso di provocarmi, allarghi le
cosce, in modo che tutti i professori della commissione possano guardarle sotto la gonna.
– C… cosa? – mormoro’ Anna, impallidendo.
- Non mi piace ripetere, – sibilo’ il Gardini. – Allarghi quelle cosce subito.
La madre di Gianna, disperata, guardo’ il marito, che teneva gli occhi bassi, tremando di rabbia e di vergogna. Non trovando in lui alcun aiuto, la donna si asciugo’ le lacrime e divarico’ timidamente le cosce. – Di piu’, – disse uno dei professori seduti al tavolo, – non vediamo. – Anna obbedi’.
Non indossava calze ne’ collant; i professori potevano vedere chiaramente le sue mutandine color carne. Il Gardini si volse verso Gianna, indicandole le scarpe di Anna. La ragazza striscio’ a quattro zampe verso Anna, lentamente, singhiozzando. Quindi, chino’ il capo, e inizio’ a leccare le scarpe della madre. Il Gardini si avvicino’ alla ragazza carponi, e le prese la gonna, sollevandola fino a scoprire del tutto le belle natiche di Gianna. Quindi, inizio’ a sculacciarla vigorosamente, scandendo i colpi, strappandole gemiti di dolore a ogni pacca.
- Inizi a risalire lentamente fino alle cosce, – disse quindi a Gianna. La ragazza si rese conto con orrore che non poteva prevedere fino a che punto i suoi ricattatori intendessero spingersi con lei e sua madre. – La prego…la supplico… faro’ qualsiasi cosa… ma non coinvolgetela… e’ solo colpa
mia… e’… Il Gardini la afferro’ per i capelli, sollevandole brutalmente il capo e costringendola a guardarlo. – Se vuole farmi irritare e ottenere l’espulsione, sappia che e’ sulla buona strada, – le disse. – Credo di averle detto di non parlare.
– Mi perdoni, professore, – mormoro’ Gianna, fra le lacrime, iniziando a far risalire la lingua lungo i polpacci di Anna. Scivolo’ con la lingua sul ginocchio di Anna, e poi inizio’ a leccarle le cosce, prima la parte superiore, poi all’interno. La donna rabbrividi’, divaricando istintivamente le gambe.
- Molto bene, – disse il Gardini, spostandosi per assistere meglio alla scena. – Ora, visto che ha esitato a obbedire, costringendomi a rincarare la dose, prenda l’orlo delle mutandine di sua madre, le abbassi un po’, e ci infili la lingua dentro.