giovane universitaria umiliata e sodomizzata per poter passare un esame

Gianna fremeva di imbarazzo per il proprio abbigliamento. La gonna corta copriva a malapena l’orlo delle calze, costringendola a trattenere l’orlo della gonna stessa, tirandolo verso il basso, per non scoprirsi mentre camminava. Nel corridoio incontrarono due bidelle, che lanciarono a Gianna uno sguardo sconcertato, ma non dissero nulla. Infine, giunsero alla sala in cui la commissione era riunita.
Entrando, Gianna scorse i suoi genitori seduti in prima fila. Avevano un’aria angosciata e nervosa. Evitarono di guardarla, e lei, dopo un primo sguardo di fuggita, fece altrettanto. Il Marchi sedeva dietro di loro; i suoi occhi gelidi scrutarono Gianna con aria sprezzante. I professori della commissione, sette in tutto, erano seduti a un grande tavolo a ferro di cavallo. Al centro della sala c’era una sedia, rivolta verso il pubblico. Due uomini stavano in piedi ai lati della sedia. Gianna ricordo’ di averli gia’ visti nella villa di Carlo; evidentemente, erano due scagnozzi del Marchi. Il presidente della commissione, il professor Gardini, invito’ Gianna a sedersi. La ragazza obbedi’. Era a due metri dai suoi genitori, proprio di fronte a loro. Tremando, abbasso’ lo sguardo al pavimento.
– Bene, – disse Gardini, mentre Pisani prendeva posto. – Ci siamo tutti, ora.
Ci fu una pausa, quindi il Gardini si alzo’ e giro’ attorno al tavolo, fino a giungere di fianco a Gianna. Quindi riprese, con calma. – Sappiamo tutti il motivo per cui siamo riuniti. Le foto incriminate sono queste. – Mostro’ a Gianna una serie di fotografie. Vedendole, Gianna arrossi’ violentemente.
Immaginava che fossero state mostrate anche ai suoi genitori. Le foto la ritraevano nelle pose piu’ oscene… inginocchiata a succhiare membri maschili nelle toilette dell’universita’, appoggiata al muro con un vibratore nell’ano, a quattro zampe col volto coperto di sperma. Il Gardini lascio’ che Gianna le guardasse per qualche minuto.
– Io… – mormoro’ la ragazza, confusa. Il professore la interruppe con tono severo. – Non parli se non viene interrogata, – le disse. Si mise le foto in tasca. – Credo che queste foto dimostrino, senz’altro, che genere di sporcacciona e’ lei. Ma ritengo che sia opportuno dare ai suoi genitori un’ulteriore dimostrazione.
Gianna rabbrividi’, rimanendo in silenzio.
- Ho ragione di credere che lei sia venuta questa mattina alla presenza della commissione senza indossare mutandine, come una volgare prostituta. Il Gardini fece un cenno ai due uomini in piedi ai lati di Gianna. Questi le presero le ginocchia, e le sollevarono e divaricarono. La ragazza gemette, senza opporre resistenza, mentre gli uomini le facevano appoggiare le ginocchia sui braccioli della sedia, trattenendola poi per le caviglie.
La gonna scivolo’ su, scoprendo per intero le cosce di Gianna. La vagina depilata della ragazza era ora oscenamente esposta. La madre di Gianna si copri’ il volto con le mani, ma non ebbe il coraggio di dir nulla. Gianna tremava. Benche’ tenesse gli occhi bassi, si rese conto che lo sguardo di suo padre aveva indugiato per qualche secondo sul suo sesso e le sue cosce.
- Una sporcacciona senza mutandine, come dicevo, – disse il Gardini. Fece un cenno a uno dei professori seduti al tavolo, che gli passo’ un piccolo pannello di solido legno. Sul pannello era stata scritta a grandi lettere la parola che il Gardini aveva usato, “sporcacciona”. Sul lato superiore del
pannello erano state fissate due grosse mollete di metallo, dotata di una fila di dentini acuminati.
– Si slacci la camicetta, per favore, – disse il Gardini a Gianna. – Puo’ tenere chiuso il fiocco, e’ sufficiente che slacci i bottoni centrali, per scoprirsi i seni.
Gianna mormoro’ – si, professore, – e si slaccio’ cinque bottoni, aprendo poi la camicetta, in modo da denudare i propri giovani e voluminosi seni. Il professore sorrise. – Metta le mani dietro la nuca, – le ordino’ ancora.
Gianna obbedi’. In quella posizione, i suoi seni sporgevano in fuori, e sembravano ancora piu’ grossi e invitanti. Il Gardini inizio’ a stropicciare fra le dita i capezzoli della ragazza, alternando dall’uno all’altro, finche’ non furono entrambi del tutto eretti. Quindi, accosto’ il cartello al seno nudo della ragazza, e fece per applicare le mollette ai capezzoli di lei.
- Mio Dio, vi prego… – mormoro’ la madre di Gianna, scuotendo il capo. Il Gardini la guardo’ con calma. – Devo chiedere anche a voi di stare in silenzio, – disse, fissando i genitori della studentessa. Anna lo fisso’, fremendo, con gli occhi pieni di lacrime, per alcuni secondi. Quindi cedette, abbassando lo sguardo.
Il Gardini sorrise crudelmente e lascio’ che le mollette si chiudessero sulla tenera carne dei capezzoli di Gianna. Le mollette erano posizionate a poca distanza l’una dall’altra, e i capezzoli di Gianna, una volta agganciati dagli acuminati dentini di metallo, ne risultarono dolorosamente tirati verso l’interno. Ignorando i gemiti di dolore della studentessa, il Gardini verifico’ la tenuta delle mollette scuotendo il pesante pannello di legno.
– Pensa che questo cartello non sia adatto a lei? – chiese il Gardini a Gianna, sadicamente. La ragazza scosse il capo, mentre le prime lacrime le rigavano le guance. – No, professor Gardini, – sussurro’, – e’ adatto a me. – L’uomo annui’, e tese una mano verso uno dei due uomini, che cavo’ di tasca un frustino costituito da un pesante cordino di cuoio arrotolato, porgendoglielo.