Madre si fa scopare e inculare dal fidanzato della figlia

Roberto era un bellissimo ragazzo, le compagne di università impazzivano letteralmente per lui.

Gli facevano trovare bigliettini sotto il banco con inviti più o meno espliciti e qualcuna era anche arrivata a fargli pervenire pacchetti contenenti slip e mutandine usate e appena tolte.

Ma Roberto sembrava del tutto inavvicinabile.

Quando poi, un giorno, fu visto assieme ad una ragazzetta che avrà avuto si e no diciassette anni, le ragazze della facoltà di lettere divennero furibonde.

Ma come! Quel ragazzo avrebbe potuto avere le più belle fighe della facoltà, avrebbe potuto passarsene una a sera, avrebbe potuto averne due, tre, quattro per volta se solo avesse voluto e invece se la faceva con quella mocciosa?

Ma Roberto se la rideva di quella gelosia rabbiosa.

Si curava dei bigliettini minacciosi che ora trovava, esattamente come si era curato, prima, di quelli tutto miele. Lui era felice con la sua Teresa. Era felice di stare con quella ragazza così giovane, bella e dolce che gli ispirava tanto senso protettivo.

E che quelle cretine delle sue compagne di università dicessero quello che volevano!

Era proprio con questi pensieri che Roberto parcheggiò la macchina davanti alla casa di Teresa, quella sera.

Suonò il campanello e invece di vedere il viso sorridente della sua ragazza, gli si offrì quello altrettanto sorridente della madre.

— Ciao Roberto, entra pure… –

— Ero venuto a prendere Teresa… –

— Teresa non è ancora tornata dalla lezione di ballo… E’ abbastanza strano perchè a quest’ora di solito è già di ritorno… Si vede che dopo è uscita con qualche amica, o magari si è trattenuta per ripetere alcune lezioni…. –

— Mah… Veramente dovevamo vederci alle… –

— Beh, ma tu puoi benissimo aspettarla quì… E dimmi un po’, gli studi come vanno? –

— Non c’è male… avrò un’esame la settimana prossima e sto studiando parecchio… –

Si erano accomodati nel divano del salotto e Roberto non aveva potuto far a meno di osservare come la madre di Teresa, parlando, aveva fatto negligentemente cadere un lembo della vestaglia scoprendo generosamente una coscia accavallata.

E non aveva potuto fare a meno di pensare, come spesso gli succedeva, che la signora, da giovane, aveva dovuto assomigliare moltissimo a Teresa e che molta di quella bellezza era rimasta nella donna.

— Senti… Volevo chiederti una cosa un po’ confidenziale… Teresa… è ancora… sì, insomma… è ancora… vergine?… –

— Mah… veramente… — sussurrò lui imbarazzatissimo — Io credo di si… –

— Vuoi dire che voi due… ancora… –

— Veramente… no… –

— Oddio! — sbottò la signora — Teresa deve essere proprio stupida. — e aggiunse con una voce fattasi più sensuale — Ah, io un bel ragazzo come te non rischierei proprio a vedermelo soffiare da qualche puttanella che è disposta a dargliela… Saprei io come legarlo a me… —

— Ma veramente .. –

— Non dirmi che anche a te non piacerebbe! –

— Veramente… Si… –

— Ah, ecco!… Sai io all’età di Teresa ero proprio come lei… Mi sembra passato un secolo, ma non sono poi tanti anni… Non trovi che possa ancora dire la mia?… –

E con un gesto esperto fece in modo che la vestaglia le si aprisse leggermente sul petto rivelando l’attaccatura dei seni che erano ancora pieni e sodi.

Roberto deglutì faticosamente.

Il cazzo nei pantaloni gli pulsava tanto da fargli male e si era accorto benissimo dello sguardo compiaciuto e desideroso che la donna aveva lanciato al gonfiore che aveva sotto la cintura.

— Vado a prenderti qualcosa da bere! — disse la madre di Teresa alzandosi.

Roberto tacque vedendo la donna scomparire dietro una porta, poi, dopo qualche secondo si decise e la seguì.

Trovò la madre della sua ragazza china sul lavandino che armeggiava con dei bicchieri.

Le si accostò silenziosamente da dietro e, allungate le mani, le afferrò le tette.

I seni della donna erano ancora sodi, più grossi di quelli di Teresa. Roberto poteva sentire i rilievi duri dei capezzoli sotto la stoffa leggera. Non portava reggiseno.

Connie, così veniva chiamata dagli amici la madre di Teresa anche se il suo nome era Concetta, si slacciò la vestaglia.

Mentre continuava con una mano a massaggiarle violentemente le tette, con l’altra Roberto si slacciò i pantaloni mettendo in libertà un cazzo di notevoli proporzioni. Lo spinse contro la carne fresca del culo di lei coperto dalla leggera stoffa della vestaglia.

Connie, sentendo quel contatto, si girò su sè stessa e, chinatasi, si tuffò su quell’uccello duro come marmo come se da troppo tempo non ne avesse assaporato uno.

Mugolando di piacere lo fece sparire nella bocca vorace e prese a leccarlo golosamente.

Se lo voleva sentire in gola.

Erano anni, da quando Salvo, suo marito, se n’era andato con quella puttana della sua assistente, che non assaporava il gusto di un cazzo.

Oh, adesso avrebbe potuto finalmente togliersi la voglia.

Quel Roberto l’aveva fatta impazzire fin dalla prima volta che aveva messo piede in casa sua. Erano mesi, ormai, che sognava tutte le notti di portarsi a letto quel giovane maschio. Mesi che la sua figa non aveva altra consolazione che il vibratore per saziare la sua voglia di cazzo. Di cazzo vero.

Adesso era li, inginocchiata e succhiava forsennatamente e massaggiava con le mani i grossi coglioni del giovane.

La sua testa prese ad andare sempre più velocemente su e giù, sentiva Roberto che rantolava per il piacere e questo le dava un’enorme soddisfazione: sapeva ancora darsi da fare dunque!

Come si accorgeva che il ragazzo stava giungendo all’orgasmo, premeva fortemente sulla base del cazzo per bloccare lo sperma e quando le convulsioni si allentavano un po’ riprendeva a succhiarlo con foga rabbiosa.

— Fammi venire… Ti prego… — gemeva lui.

Connie non rispose, troppo occupata a fare correre le labbra bagnate dalle palle alla cappella di Roberto, ma non voleva certo che quel gioco meraviglioso durasse così poco.

Il ragazzino avrebbe imparato cosa voleva dire farsela con una vera donna.

Ancora una volta, dai movimenti frenetici del bacino di Roberto capì che l’orgasmo era imminente.

Subito afferrò il cazzo stringendolo per fermare il flusso di sperma che ribolliva per uscire, e con l’altra mano artigliò violentemente la borsa delle palle del ragazzo.

— Maledetta! — urlò lui. — Devi farmi venire!… Non ne posso più! — e afferratala per i capelli, la strappò dal suo cazzo lucido di saliva.

In preda all’eccitazione più incontenibile prese a menarsi l’uccello mentre invano Connie cercava di fermarlo perchè tutto quel ben di Dio non andasse sprecato.

Un getto potente la colpì in pieno viso e lei sentì lo sperma caldo di lui colarle sulla faccia.

— Lascialo a me! — ansimò lei e continuò a menarlo furiosamente ricevendo sugli occhi, sul naso, sulle labbra la sborra che quel cazzo meraviglioso fiottava inarrestabile.

Connie leccò golosamente il liquido vischioso che le colava sulle labbra e quello che ancora rimaneva sul grosso bastone di carne del ragazzo.

Lo spettacolo di quella donna infoiata come una cagna eccitava spaventosamente Roberto che, dopo l’orgasmo di pochi secondi prima, sentiva ancora il bisogno di godere.

E una donna come Connie, in astinenza da troppo tempo, non poteva certo accontentarsi di un bocchino per placare la sua fame di sesso.

— Andiamo di là! —

Afferrò per una mano Roberto che, incespicando nei pantaloni, la seguì in camera da letto.

Le persiane socchiuse davano un senso di fresca intimità alla camera.

Fuori, le luci di quella notte torrida d’estate.

Connie gettò via la vestaglia e si tolse con un gesto rapido le mutandine, mostrando un corpo ancora eccezionalmente giovanile ed invitante.

A trentotto anni, aveva ancora un fisico abbastanza attraente, anche se qualche piccolo segno gli anni lo avevano lasciato: i fianchi si erano arrotondati, un po’ di cellulite si notava nelle cosce e qualche rughetta aveva fatto la sua comparsa nel suo viso. Ma in linea generale, ancora, il suo aspetto poteva dirsi non privo di fascino.

Si precipitò su Roberto e con mani esperte lo spogliò, poi lo trascinò sul letto in preda ad una frenesia erotica incontenibile.

— Non mi sto comportando come una troia? — ansimò lei.

— N… non so… — sussurrò lui sentendo che la donna gli esplorava ogni centimetro del corpo muscoloso con la lingua.

— Si… sono una troia! Una puttana infoiata! –

— Si… si lo sei… — sospirò lui mentre di nuovo le labbra di Connie correvano sul suo uccello che non aveva perso nulla del proprio turgore.

— Allora dillo!… Dimmelo che sono una troia! –

— Si! Sei una troia! — gridò lui mentre i denti di lei affondavano sotto la cappella facendolo impazzire.

— Sei una maledetta troia, una schifosa lurida puttana! –

— Ancora!… Insultami!… — rantolò la donna staccando per un secondo la bocca golosa da quel cazzo che la stava facendo impazzire.

— Troia di merda!… Battona sifilitica! Lurida succhiacazzi!… — gridò lui in preda all’eccitazione più sconvolgente. Insultarla gli provocava una sensazione fantastica.

Di potenza e di dominazione.

— Così… si… allora, se sono una troia, puniscimi!… –

Roberto si bloccò, per un attimo interdetto.

— Puniscimi!… Sono una puttana e me lo merito!… Picchiami!… –

Roberto colpì con uno schiaffo, debolmente, il viso di Connie.

— Di più!… Di più!… Fammi male!… — piagnucolò lei quasi supplicando.

Allora Roberto capì quello che voleva la donna.

Ne aveva sentito parlare di femmine come quella. Masochiste.

Si mise in ginocchio sul letto, strappandola dal suo cazzo, l’afferrò con forza per i fianchi e la rivoltò bruscamente, mettendola sul letto sdraiata davanti a lui, a pancia sotto. La osservò per qualche istante, mentre lei tremava tutta per l’attesa e l’eccitazione. Stette a guardarla ancora, respirando forte, poi fece cadere con violenza la mano su quel culo ancora sodo e invitante.

Connie inarcò il dorso sotto la percossa e gridò. Ma ormai il gioco era iniziato e sarebbe terminato solo quando Roberto avesse voluto.

Il ragazzo prese a colpire sempre più violentemente il culo della donna. Le sue braccia muscolose, allenate dallo sport e dalla palestra, non si stancavano facilmente e dopo le prime percosse Connie cercò di ribellarsi.

— Schifosa ciucciacazzi!… Troia di merda!… — ansimava lui nello sforzo. — Volevi essere punita?… Eccoti la punizione! –

— Ti prego Roberto!.. Ahi!… Mi fai male!… Basta, smettila!… –

— Basta, brutta stronza?!… Ma allora che punizione è?… — le gridò lui continuando a percuoterla.

Sotto quel grandinare di colpi Connie strillava e si sentiva il culo in fiamme.

Era un gioco, questo, che aveva fatto spesso con suo marito, per questo vi aveva trascinato il ragazzo. Ma forse troppo tempo era passato, forse il suo corpo non era più abituato a quella cosa… Forse Roberto era troppo più violento di Salvo…

Ma no!… Ecco la ben conosciuta lama del piacere penetrarle nelle carni. Ecco il godimento al livello più alto e travolgente.

— Si… — ansimò, mentre i colpi si succedevano impietosi sulle sue natiche arrossate. — Si… si… –

— Siiiii!… Cosiiiii… Ancoraaa!… — urlò alla fine vinta dalla lussuria.

Incredibile!

Roberto non aveva mai visto niente del genere: quella vacca della madre di Teresa stava godendo per il dolore che riceveva!

E più lui picchiava violentemente, più lei gemeva come una cagna in calore. La cosa gli procurava sensazioni incredibili: potenza, eccitazione, potere di vita e di morte sulla sua schiava…

Ormai i colpi di Roberto grandinavano sul culo, sulla schiena e sulle cosce della donna.

Erano schiaffi violenti, pugni, graffi… Il corpo della donna ne era devastato, come travolto da una furia disumana.

Roberto non capiva più niente, solo la stanchezza fisica avrebbe potuto fermarlo. Non certo Connie che, ad ogni colpo che le pioveva addosso, provava un godimento immenso che vibrava violentemente nella sua figa che ormai emetteva umori con la stessa abbondanza di una pisciata.

Finalmente la forza cominciò a scemare nei bicipiti di Roberto, le mani gli facevano male, ma il cazzo gli doleva ancor di più per la tensione spaventosa provocatagli dal piacere incredibile che stava provando.

Rigirò la donna sulla schiena. Era venuto il momento per entrambi di arrivare alla conclusione naturale della faccenda.

Allargò le cosce della sua futura suocera ormai completamente sottomessa, passò una mano sulla figa fradicia di umori della donna e, allargatele le labbra, vi appoggiò la cappella.

Disperatamente Connie inarcava il bacino cercando di far scivolare dentro di sè il bastone di carne che sentiva contro la fessura bollente: Roberto, sadicamente, ritraeva il bacino, voleva farsi desiderare!

Finalmente, con un colpo violento, il ragazzo s’infilò nel corpo della donna che urlò come una pazza.

Il membro la riempiva dolorosamente fino in fondo alla sua vagina rovente, ma il piacere che le scoppiò nel cervello era una cosa che la fece andare subito in orbita.

Roberto prese a muoversi freneticamente, ma bastarono appena un paio di colpi perchè la donna, troppo a lungo in astinenza, urlasse il proprio orgasmo, inondandogli il cazzo di umori densi e appiccicosi.

L’orgasmo di poco prima, però, aveva dato al ragazzo una resistenza che gli impediva di porre termine così presto alla scopata.

Così, accorgendosi che la donna era arrivata prestissimo all’orgasmo e che ora giaceva sotto di lui vinta e sfinita dalle percosse e dal godimento stordente che aveva provato, decise che per lui il gioco non era ancora terminato.

— Hai goduto, troia!… Ma io non ancora… e adesso proveremo a fare qualcosa di più eccitante!… — le disse parlandole quasi sulla bocca.

La donna non aveva neppure la forza di rispondere. Sentì il ragazzo che si ritirava e usciva da lei, si sentì afferrare per i fianchi e rigirare nuovamente a pancia in giù, poi sentì che le allargava le natiche.

Capì che l’avrebbe sodomizzata. Mai aveva concesso a qualcuno di farlo, nemmeno a Salvo, suo marito.

NO! QUELLO NO!

Tutto, ma non quello.

Voltò la testa a guardarlo e lo vide inginocchiato fra le sue gambe.

— Roberto, ti prego… che intenzioni hai?… — gli mormorò supplice.

— Oh, semplicemente voglio infilartelo nel culo!… Vedrai sarà una cosa fantastica… per me almeno… — rispose lui sorridendo sadicamente.

— Per favore… non l’ho mai fatto… ho paura!… non farlo, ti scongiuro… –

– Zitta troia, volevi essere punita?… E io ti accontento… — Roberto gongolava per l’eccitazione.

— No!… Non voglio, non te lo permetterò… — Connie cercò di sollevarsi puntando le mani sul materasso, ma un violento pugno sulle reni le tolse il fiato.

— Stai ferma, dove credi di andare brutta zoccola!… Sono io che comando qui, se ancora non l’hai capito! –

Connie sentì che il ragazzo introduceva il cazzo durissimo nella figa ancora fradicia per lubrificarlo col liquido vischioso e un attimo dopo se lo sentì appoggiare contro lo sfintere. Istintivamente serrò il muscolo.

— Non stringere… sarà peggio per te, sentirai più male… allarga il culo troia, apriti… mmm… dai apriti stronza… — lo sentiva parlare a denti stretti per lo sforzo dietro le sue spalle, ma il dolore era lancinante e lei cercava di resistere a tutti i costi. Non voleva saperne di mollare.

Connie stringeva le chiappe convulsamente, a scatti, mentre il ragazzo spingeva come un forsennato, il dolore cominciava a diventare insopportabile e le lacrime iniziarono a sgorgarle dagli occhi.

A poco poco però lo sfintere andava cedendo alla pressione, si curvò verso l’interno, come un piccolo cratere e il glande cominciò a penetrare all’interno. Riuscì a entrare per alcuni centimetri.

— Aahii!… Aaaahiii!… No, Roberto fermati!… mi stai spaccando!… mi spacchi!… Aaaagghh!… Fermatiii!… –

il dolore era atroce adesso e Connie si agitava scompostamente, cercando di sottrarsi alla dolorosa penetrazione.

— Ferma!… Sta’ ferma!… Non ti agitare!… Ecco ci sono quasi… la punta sta entrando tutta… — Roberto sbuffava come un mantice.

— Nooo!… Nooooo!… Non voglioo!… Esci, ti scongiuro, sto morendo di dolore… Aaaaaaahiiiiii! … — Il glande era penetrato tutto all’interno e i muscoli dello sfintere si richiusero attorno alla corolla, pulsando come impazziti.

Roberto le diede giusto due secondi di tempo per abituarsi, poi, incurante delle urla e degli scrolloni che la donna dava sotto di lui, cominciò a introdurre il cazzo dentro il culo lentamente, ma inesorabilmente.

Il ragazzo spingeva grugnendo di piacere e Connie provava un dolore inaudito all’ano violato da quel grosso randello. Sentiva una lama di fuoco perforarle le reni, frantumarle la spina dorsale, arrivarle in gola. Mulinava le braccia, sbattendole sul materasso, scalciava e agitava le gambe, s’inarcava tutta cercando di scrollarselo di dosso e urlava a squarciagola tutto il suo dolore.

Roberto, senza badarle, spinse fino a quando i peli del suo pube non sfregarono contro il culo della donna, poi prese a ritirarsi.

Solo la cappella restava dentro il culo slargato e dolorante di Connie e, noncurante delle grida e dei gemiti di dolore di lei, violentemente Roberto rituffò il cazzo lucido nell’intestino della donna urlante.

Non aveva mai fatto un culo!

Tante volte, parlando con gli amici, vedendo epiche inculate al cinema, si era chiesto cosa si dovesse provare…

Era una sensazione di potenza indescrivibile!

La donna sotto di lui subiva senza possibilità di ribellione. Lui era quello che comandava!

Sempre più veloce il cazzo di Roberto andava su e giù per il budello di Connie, ormai senza più alcun ostacolo.

Connie se lo sentiva quasi in bocca. Aveva affondato la testa nel cuscino e le sue urla di dolore giungevano attutite e soffocate, le lacrime continuavano a uscirle copiose dagli occhi bagnando tutto il cuscino. Il dolore era terribile, lancinante, assoluto. Il bruciore dello sfregamento nel suo retto era insopportabile e temeva di prendere fuoco da un momento all’altro per la frizione. Inoltre sentiva quella strana sensazione opprimente di essere riempita dentro, in maniera innaturale e oscena.

— Lo senti?… Lo senti come ti riempie il culo bagascia? — ghigno lui.

— Si… Si… Mi fa male… mi stai facendo morire di dolore… abbi pietà, ritirati… smetti… –

— Ti fa male!… Ti fa male, eh!… Godo a farti male… ti sto spaccando il culo… troia!… –

— Basta!… Basta!… non ce la faccio più!… non riesco a sopportarlo… –

— Stai ferma, zoccola… non ti agitare, che non ho ancora finito con te… Morire ti faccio dal dolore!… –

— No!… No!… Basta!… mi brucia tutto… abbi pietà! —

— Stai ferma, cazzo!… stai ferma… ecco.. tieni!… –

Roberto continuava a stantuffarla senza tregua e Connie si lasciò andare, vinta, sperando solo che il ragazzo venisse in fretta. Il dolore era sempre terribile, ma ad un certo punto uno strano senso di calore, che mai le aveva procurato una scopata nella figa, la stava pervadendo, partendo dal suo ano sfondato e sanguinante.

Come le giunse al cervello quella magica onda di calore esplose in un arcobaleno di sensazioni.

Sentiva in lontananza il ragazzo che urlava il suo orgasmo violentissimo e che qualcosa di bollente le scorreva nell’intestino… la allagava… ma tutto era così lontano…

Fiaccata dagli orgasmi e dalle violenze Connie giaceva con gli occhi chiusi.

Quando aprì gli occhi a fatica vide accanto a lei, sdraiato, il suo dominatore, un ragazzo che avrebbe potuto essere suo figlio. Il ragazzo che quella sera aveva imparato più di quanto avrebbe mai potuto fare in tutti i corsi universitari che avrebbe frequentato.

Se solo ce l’avesse fatta avrebbe preso in bocca quel bel cazzo che ora, pur fiaccato dagli orgasmi, conservava pur sempre dimensioni rispettabili e l’avrebbe restituito al suo vigore…

Invece vide che Roberto si alzava dal letto e iniziava a rivestirsi…

— E’ ora che vada a cercare tua figlia… Spero di non dovermi dedicare anche a lei questa sera! Credo proprio che d’ora in poi voi due dovrete fare i turni per godervi il mio cazzo! — concluse ridacchiando divertito.

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