Punire la propria schiava – quali fruste utilizzare

Cintura

Intendo quella dei pantaloni. Strumento molto controverso. C’è chi lo detesta perchè emblema del sopruso domestico e chi invece l’ama perchè evoca, appunto, un clima famigliare. Sotto quest’ultimo aspetto mi viene in mente la donna che sfila la cintura al suo uomo e gliela porge in un gesto di grande suggestione e dal significato inequivocabile.Nel mio file sulla cintura ho archiviato una testimonianza che va al nocciolo.Eleonora da Bassano Del Grappa scriveva alcuni anni fa’ “… adoro quando il mio uomo mi obbliga a sfilargli la cintura dei pantaloni e di porgergli la cintura con la quale dopo poco lui mi batterà. E’ un gesto umiliante che mi fa sprofondare nella vergogna più totale. Però lo faccio con una gioia immensa. Donarmi tremante e piena di paura e di vergogna al mio uomo che mi batterà con qualcosa che lui porta sempre addosso, che è uno oggetto suo personale e che in ogni momento della giornata quando io non ci sono, lui può toccare rammentando l’uso che ne ha fatto…” La cintura è qualcosa che è sempre a portata di mano e può servire allorquando non ci siano altri strumenti a meno che l’uso della cinghia dei pantaloni sia proprio voluto come elemento per umiliare ancora di più la persona sottomessa.L’uso può ricadere su natiche, cosce e raramente sulla schiena. Ovviamente mai nessun uso della fibbia. Mentre il cane è strumento tipicamente inglese, il tawse tipicamente scozzese, lo strap e la spazzola sono tipicamente americani, potrei dire che la cintura ha cittadinanza italiana. Come sempre noi italiani, anche in mancanza di una sana tradizione, ci arrangiamo con quello che troviamo in casa. La cintura pur così vicina allo strap è detestata dagli americani. Leggevo su un sito americano di una classificazione degli strumenti e i relativi consigli suddivisi in 3 tipologie: assolutamente da evitare, non raccomandato, raccomandato. Prendevano in considerazione 15 strumenti e sapete dove era messa la cintura? Nel primo ossia tra quelli da evitare assolutamente. Nella motivazione leggo che “è difficile da controllare sia dove si colpisce sia con quanta forza … può causare abrasioni molto forti e lunghe da guarire … se indirizzato male può arrotolarsi attorno al corpo e causare grande dolore … e quindi è assolutamente da evitare”. Non condivido nemmeno una parola di quanta detto da questo sito perchè ogni strumento, se usato male o male indirizzato, può causare danno. Come invece impugnarla? Alcuni preferiscono tenerla lunga altri invece piegarla in due per aumentare l’effetto. Direi che questo è il modo abituale. Personalmente io preferisco non piegarla e impugnarla a circa 7 o 8 decimi della sua lunghezza. Mai sfilata dal sottoscritto, ma sempre fatta sfilare. Come tutti gli strumenti, richiede pratica. Nessuno pensi che siccome ogni giorno maneggia la propria cintura, questo significhi saper frustare con la cintura. Essa deve colpire sempre di piatto e se tenuta lunga bisogna capire bene dove la cintura ha intenzione di andare. Altrimenti ciò che dice quel sito americano diventa vero. II solito cuscino del letto o del divano non protesterà se voi farete esercizi su di lui.
Nota 1

Il righello

Quello di legno che usavano gli alunni di un tempo, prima dell’avvento della plastica. Il suo uso è denso di significati ed è adatto alla sculacciata punitivao. Se la sculacciata intercorre tra un alunno / alunna e l’insegnante lo strumento che non può mancare è proprio un righello un po’ consunto, con qualche macchia di china, qualche piccola tacca lungo il dorso che dovrebbe tracciare una riga ben netta sul foglio di carta. Ma anche con queste imperfezioni che lo rendono inadatto ad un buon disegno, il righello diventa adatto ad una punizione severa impartita con l’alunno o alunna stesa sulle ginocchia dell’insegnate oppure piegato e con il busto sopra una scrivania / banco/cattedra. Mentre l’insegnante colpisce egli non manca di rimproverare ed elencando le colpe giustifica il suo operato. Un operato, s’intende, a fin di bene. La lunghezza ideale del righello è sui 40 cm, ma va bene anche uno da 30 o 50 soprattutto perchè quelli da 40 sono praticamente inesistenti. Sopra queste lunghezze lo strumento diventa poco maneggevole. Belli i segni netti che lascia. Un vezzo dei veri precettori è di scrivere sul righello il nome della persona punita che si va ad aggiungere a tutte le persone che hanno in precedenza goduto dei benefici punitivi dello strumento. Rammento quello di Paul Stoves che pur scrivendo molto in piccolo aveva ormai minimo spazio per aggiungere altri nomi. Che nel frattempo sia riuscito a trovare in qualche vecchia soffitta qualche altro righello? Rigorosamente di legno.

La Spazzola

Come abbiamo visto ogni Paese ha le sue abitudini e tradizioni nel campo degli strumenti disciplinari. La spazzola è strumento molto caro ai praticanti Usa e ciò da vecchia data. Non è difficile capire perchè. Ognuno avrà visto qualche film d’anteguerra o anni ’50 e certamente rammenterà la protagonista femminile seduta davanti a quel mobile con ampio specchio che non mancava in nessuna camera da letto che si rispetti. Ivi la donna passava molto tempo a spazzolare i lunghi capelli. La spazzola è quindi oggetto più che famigliare alla donna americana e il passo a usarla anche dalla parte del dorso è stato breve. Usata però sulle natiche del marito. Quindi oggetto Femdom per eccellenza in quanto di solito è la donna che la usa sull’uomo o su qualche altra donna rivale in amore o amica da punire o amica cui fare dono di un bel paio di natiche arrossate. La spazzola deve essere necessariamente di legno e non è facile trovarne in commercio perchè la plastica ha invaso negozi e di conseguenza le nostre case. Proprio per questo, la famosa casa americana produttrice di video di spanking, la Nu West, aveva in catalogo anche delle meravigliose spazzole di legno adattissime allo scopo di cui parliamo. L’uso è molto semplice e del tutto intuitivo. Io, poco ligio, alla tradizione, le poche volte che ho usato la spazzola, ho provato ad impiegarla anche dalla parte delle setole. Prima dorso e poi setole. Non male.
Nota 2

Battipanni.

Il tradizionale battipanni usato (una volta) per battere tappeti e materassi ha anche un uso SM. Non molto diffuso, ma qualcuno sente il fascino di questo oggetto casalingo dal gusto vintage. E’ strumento molto doloroso. Il battipanni può essere di vimini (rami di salice intrecciati) oppure in midollino (derivato dal rattan) oppure in plastica. Lo si trova di grandezze differenti. Tutti sono parimenti brucianti e chi l’amministra deve tenere conto delle severità intrinseca dello strumento. Molti consigliano il suo uso dopo una buona sculacciata manuale che prepara le natiche a ricevere questo castigo particolarmente impegnativo. Va usato solo sulle natiche o alto delle cosce. Meglio se natiche abbondanti. Essendo oggetto casalingo è adatto a castighi di tipo domestico all’interno di rapporti di coppia o giochi di ruolo ambientati in famiglia ( es moglie oppure marito colpevoli di qualche grossa mancanza).

Battoir

Strumento di punizione casalinga nella Francia di inizio ‘900. In pratica è una paletta di legno spesso di forma rettangolare o ovoidale con un corto manico. Dunque assomiglia al paddle inglese. Serviva per battere i panni quando venivano lavati o in casa o presso i lavatoi pubblici. Era spesso un regalo di nozze tanto che si chiama anche “battoir de mariage”. Ma oltre a questo uso, è noto che fosse anche strumento per punire mogli o amiche negligenti. Compare come strumento di punizione in alcuni romanzi delle Orties Blanches. Attualmente si tende a fare deprecabile confusione tra battoir e battipanni.

Cucchiaio / palette da cucina e simili

Anche qui possiamo scegliere tra il legno e la plastica. Occorre che dica cosa, secondo me, è meglio? Oggetti di facile reperibilità da mettere in casa e tirare fuori all’occorrenza. A mio avviso sono dei riempitivi di una seduta di sculacciata manuale che poi volge a qualcosa di più severo. Pur personalmente poco incline a queste oggetti a-specifici, devo dire che alcuni colpi con un cucchiaio di legno o una palettina da cucina sono divertenti. Lasciano un bel segno netto e chi subisce avverte bene l’abbattersi dello strumento sulle natiche. Piacevole è anche il rumore. Facili da usare.

Verghe vegetali

Ho lasciato per ultimo questo tema che è il piatto forte di una sculacciata con strumenti. Le verghe vegetali trovano un modesto utilizzo perchè procurarsele è scomodo. Un paddle lo si compera in negozio e dura una vita. Per una verga vegetale devi andare per campi, cercare, spendere tempo ed energie affinchè la ricerca sia fruttuosa. E poi dura una sessione o al massimo ancora qualche giorno e poi devi buttare. In certe stagioni ci sono poche possibilità di scelta. Vero, ma io in queste difficoltà vedo solo la bellezza per uno strumento conquistato, scelto con trepidazione, spesso furtivamente perchè desta non poca curiosità uno che armato di coltellino va a prendersi in qualche campo dei comuni rami di salice o di ligustro o di spirea o di nocciolo. So di avere spesso fatto tanti chilometri per andare ad una pianta che avevo notato da qualche parte e che avevo memorizzato dicendomi “alla prima occasione utile, qui devo venire”. Il piacere di cogliere un ramo giusto anziché comperare un frustino al sexyshop. Il piacere di cogliere un frutto maturo sulla pianta anziché comperarlo al supermercato. Scelte personali che non sempre si possono fare, ma si tratta di capire se, alla prima occasione, uno è disposto a farla, seppure con qualche sacrificio. L’iniziativa può anche essere della persona sottomessa che, su ordine del Dominante o per sua decisione di fargli cosa gradita, va per campi e porta in dono gli strumenti del proprio supplizio. Immagino come sia tremante quella mano che raccoglie. Un gesto carico di significato.