Schiava eccitata senza permesso del padrone

Era una tersa giornata invernale. Il cielo azzurro senza nubi faceva da sfondo ai picchi innevati delle Alpi. Ci svegliammo sotto il calore del soffice piumino che ci avvolgeva. Mi girai verso di te e annullai la breve distanza che mi toglieva il piacere del tuo calore. Mi trovai da subito avviluppata nel tuo abbraccio e sorrisi nel silenzio del mio appagamento. Lentamente il tuo odore s’intrufolò nella mia mente, agitando mille campanelli, che entrando in vibrazione fecero tendere i muscoli e pelle. La tensione si allargò come un’onda di marea, placida ma inarrestabile, ai miei seni e al pube. Un calore che dal dentro saliva in lunghi brividi d’attesa. Mi schiacciai al torace, scodinzolando il sedere sulla tua eccitazione che giù premeva caldissima su di me. Le tue mani salirono ai capezzoli che ne urlavano la presenza, li stuzzicarono dapprima con lievi tocchi, che ebbero l’effetto di frustrare la mia urgenza, e poi ne presero il possesso con una decisione che mi dette un sospiro di gioia. Mugolai a labbra serrate il grido di piacere che le tue mani mi strapparono, facendo impennare la mia eccitazione in spire voluttuose. Mi voltai: avevo bisogno di sentirti, annusare l’odore dell’eccitazione, godermi il tuo sapore. Infilai le dita nella fitta peluria del tuo torace, ma ci giocai solo un attimo perché l’urgenza di averti spazzò via ogni preliminare di dolcezza a cui ci abbandoniamo volentieri. Ti baciai con trasporto e mi trovai issata su di te, impalata con un lungo sospiro, nel piacere che cercavo. Mi mossi lentamente, godendo di ogni istante, del calore. Del brivido. Del sentirti dentro che mi toccavi l’anima. I nostri occhi parlavano una loro voce, unica e inalterata da millenni: dell’uomo e della donna che si fondono in un’unica cosa. Ben presto quella danza atavica prese il sopravvento, dettando il suo ritmo e trascinandoci in alto in una esplosione di godimento che ci lasciò appagati e coperti di sudore. Mi accasciai su di te col fiato ancora corto, lunghi brividi mi scuotevano e ad un tratto sentii freddo. Quella sensazione stonata mi portò alla realtà come lo schiocco delle dita di un mago. Scivolai al tuo fianco. Le tue labbra mi cercarono sorridenti e morbide. Mi accorsi che mi ero addormentata solo quando la tua mani mi stuzzicò un capezzolo, facendomi emergere dal sonno in cui ero immersa.
- sveglia micia pigrona! Andiamo sulla neve oggi! – Spalancai gli occhi tutta contenta. Adoro la neve, quel abbacinante luce che vi riflette, il profumo dell’aria di montagna e il freddo pungente. Eccitata come una bambina, scalciai le coperte e ti abbracciai e baciandoti con tutto il mio entusiasmo. Tu ridesti e non mi frenasti e finimmo a rotolarci nel letto come bambini. In tutta fretta mi preparai, senza tralasciare le tue precise istruzioni di sempre, ma evitando di perdere tempo, conoscendo a “pelle” la tua irritazione per i ritardi. Afferrai la giacca a vento e corsi nell’ingresso. Sorpresa mi accorsi che non c’eri. Perplessa tornai indietro ed entrai nel tuo studio. Tu eri lì, seduto vicino alla finestra perso in chissà quali pensieri. Ti voltasti lentamente e con un dolcissimo sorriso mi facesti segno di avvicinarmi. Ti osservai meglio e colsi un lieve crepitio nell’aria della stanza, una tensione latente che la elettrizzava. Qualcosa l’aveva creata….ma cosa? Mi avvicinai. Tu allungasti la mano, mi togliesti la giacca e la gettasti su una poltrona. Con gesti lenti e caldi iniziasti una deliziosa esplorazione del mio corpo che mi dette brividi inattesi. Sorrisi di quest’intermezzo. Con molta lentezza s’infilarono sotto il maglione e raggiunsero il seno, lo palparono.
- togliti il reggiseno … – Sbattei gli occhi per la richiesta fuori luogo. Era tardi. e non era previsto niente che una semplice giornata sulla neve.. ma se voleva che mi togliessi il reggiseno per me non sarebbe stato certo un problema. Mi sfilai il golf e me lo tolsi. I miei seni ricaddero sui tuoi palmi come pomi maturi. Vidi con un brivido avvicinarsi la bocca ad uno dei capezzoli e tremai d’eccitazione. Trattenendo a stento un gridolino.
- togliti la gonna .. – Scombussolata dalle forti emozioni rinunciai a “provare” a capire cosa volessi fare, d’altronde era la cosa migliore e più giusta: lasciare il mio corpo al tuo desiderio e fermare la mente. Feci scorrere la minigonna di lana lungo i fianchi e rimasi con i collant di lana nera. Mi passasti una mano sul pube e tra le gambe, ridacchiando ti accorgesti della mia eccitazione.
- sei incorreggibile! Approfitti di libertà che non ti spettano! – il tono della voce era insolitamente tra il serio e il faceto. Qualcosa apparve tra le tue dita, ma non lo notai finché non sentii nettamente, il suono del taglio della lana al tassello: mi stavi aprendo il collant con un taglierino!!!!!!!!!! Mi tesi all’istante, mentre un leggero soffio d’aria investì le mie carni umide e calde messe allo scoperto. Le tue dita vi s’intrufolarono facendomi piegare le ginocchia dal piacere.
- sei fradicia micia! Ti ho forse fatto concessioni che non mi ricordo? – mi chiedesti mantenendo la voce bassa e sensuale. E’ veramente difficile in quei momenti far ragionare a testa e formulare un pensiero concreto, in più ero confusa da quell’atteggiamento diverso.
- …non mi pare … – mormorai temendo il suo no delle mie stesse parole: qualcosa di vago e lontano mi mise in allarme agitandomi
- ECCO! Mi sembrava! – commentati senza mai fermare l’esplorazione che stava creando un dolce miele tra le mie gambe.
- come mai ti sei presa la libertà di eccitarti senza il MIO permesso? – Il respiro mi perse un colpo. Lentamente sentii qualcosa di pesante scendermi sul petto. Abbassai lo sguardo evitando il tuo. Nella mente annebbiata si fece largo un pensiero, un vecchio ordine, dato molto tempo prima, ma mai verificato. Ingollai aria e voce. Non seppi cosa rispondere. Per istinto provai ad allontanarmi dalle tue mani che mi sconvolgevano, ma la presa ferrea su un fianco mi fece trasalire e restare dove ero. Dolore e piacere s fusero insieme, un’alchimia da sballo.
- guardami ! – adesso il tuo tono era fermo e non lasciava dubbi. A fatica portai i miei occhi nei tuoi.
- … mi hai chiesto il permesso di eccitarti? – le tue iridi mi bruciavano come la mano che ancora artigliava il fianco. Scossi la testa incapace di parlare.
- RISPONDI! – ebbi un sussulto per l’impatto del tuo ordine.
- …. No. – mormorai con un filo di voce stentato.
- ti ho FORSE concesso, in un attimo di distrazione, la libertà di farlo? –
-.. no.. –
- ti ho detto o no che i miei ordini una volta dati restano gli stessi nel tempo, senza bisogno di doverteli elencare ogni volta? –
-…si…- dovetti ammettere la mancanza che dentro feriva il mio orgoglio: mi ero dimenticata!
- Come mai ora sei così? – sibilasti, mentre le tue dita si chiesero con violenza sul mio clitoride gonfio. L’urlo che mi uscì fu inatteso come il dolore che lo aveva provocato. Per poco non ti caddi addosso. Mi spingesti in piedi alzandoti tu stesso.
- Sei davvero incorreggibile, micia! – mi sussurrasti scostando i capelli dalla nuca e affondandoci i denti. Rimasi immobile inebetita da una ridda di turbamenti. Ti sentii trafficare alle mie spalle. Non osai voltarmi per para di irritarti. Mi afferrasti dolcemente i polsi e li legasti dietro con qualche giro di corda ben stretta. Qualcosa poi sfiorò la mia faccia e una piccola pallina nera si appoggiò sulla mia bocca. Sapevo che avrei dovuto aprirla, ma quella costrizione m’irritava più di quanto riuscivo a gestire.
- .micia apri, tanto sai che il modo lo trovo per mettertela.. – mi giunse la tua voce calda e leggermente perfida.
- ti prego! Non griderò più! – implorai sperando di smuovere il tuo lato di “buono”. Oh lo so ! non sei però nella posizione di poter pregare e non è per questo motivo che te la metto. Mi piaci, quando la indossi. Mi piacciono i tuoi occhi che lanciano strali, mi piace e basta! Ora apri!
- Analizzai ogni tua parola, espressione della voce e dedussi che era una battaglia persa in partenza.