Costretta a pulire i pantaloni sporchi di sperma del padre

I professori si erano slacciati anche loro i pantaloni. Il primo a servirsi fu il Gardini stesso, che si piazzo’ di fronte a Gianna, col membro eretto puntato verso la bocca della ragazza, e lo spinse dentro impietosamente, penetrandola con un unico lungo movimento fino a spingerle il proprio glande contro la gola. Sergio non poteva che assistere da vicino a quello spettacolo. – Mi piacerebbe sentirla gemere di dolore, – disse il Gardini agli uomini del Marchi. I due annuirono, e iniziarono a tirare piu’ forte le corde legate ai seni di Gianna, tendendoli innaturalmente verso l’esterno, fino a strappare il primo gemito alla ragazza. Il Gardini sorrise compiaciuto, e inizio’ a scopare la bocca di Gianna con violenza, trattenendole la testa. Gli altri professori si accalcavano tutt’intorno; qualcuno palpava i seni di Gianna o le pizzicava i capezzoli, qualcuno che accarezzava le cosce, infilando le mani sotto le calze. A tratti, qualcuno di loro riusciva a trovarsi abbastanza vicino per strofinare il proprio membro sulla ragazza; sui seni, sulle cosce, sul volto o nei capelli.
– Continui ad assaporare l’erezione di suo padre, – disse il Gardini a Gianna. La ragazza dovette ricominciare a muovere i fianchi per strusciare la propria vagina sulla patta di Sergio. Il Gardini le prese la bocca a lungo, lentamente, alternando spinte verso la gola e contro le guance. Nel frattempo, incitava gli scagnozzi del Marchi a tormentare i seni della ragazza in tutti i modi possibili: tirandoli con violenza, facendoli ballonzolare, o tenendoli saldamente mentre qualcuno dei professori li schiaffeggiava. I gemiti di dolore di Gianna, e i rantoli che faceva ogni volta che il Gardini glielo spingeva in gola impedendole di respirare, sembravano dargli un grande piacere. Infine, il membro del professore inizio’ a vibrare; tiratolo fuori dalla bocca di Gianna, l’uomo se lo prese in mano e diresse un abbondante schizzo di sperma sui seni legati della ragazza.
Gli altri sei professori si alternarono ordinatamente nella bocca di Gianna. Ognuno concludeva il proprio turno venendole sui seni. Quando Gianna stava prendendo il terzo, senti’ un ansimare alle sue spalle che le fece capire che il Marchi stava scaricandosi nella bocca di Anna. – Non deglutire, – disse il Marchi, che teneva ancora una mano fra le cosce della donna. La fece mettere seduta, e apri’ l’elastico delle mutandine, tirandolo in avanti. – Guarda giu’, – le ordino’. Anna guardo’ verso il basso, il proprio pube scoperto. – Avanti, fattela colare tutta li’.
La donna dischiuse le labbra, lasciando che un filo di sperma colasse da essa, ricadendole sul sesso. Lo sperma le bagno’ i peli e le mutandine. Il Marchi lascio’ che Anna scaricasse tutto cio’ che aveva in bocca, e poi le lascio’ le mutandine. Mettendoci una mano sopra, inizio’ a massaggiare la vagina di Anna, in modo da spalmare il proprio seme su di essa, tornando a concentrarsi sullo spettacolo delle violenze che Gianna stava subendo. – Puoi masturbarmi, se vuoi sentirti la mia cagnetta, – sussurro’ ad Anna, senza neppure rivolgere lo sguardo verso di lei. La donna, suo malgrado, porto’ la mano al membro del Marchi e inizio’ a massaggiarlo delicatamente, mentre il professore di turno ricopriva i seni nudi di Gianna con una nuova dose di sperma, cedendo poi il posto al successivo.
Mentre Gianna succhiava, gli scagnozzi del Marco continuavano a tirarle e scuoterle i seni, che avevano cominciato a grondare seme sulle cosce e sul ventre della ragazza.
Quando tutti i professori si furono serviti della bocca della studentessa, il Gardini le si avvicino’ nuovamente. A un suo cenno, i due scagnozzi del Marchi presero i polsi di Gianna e, senza slegarli, li spostarono dalla nuca di Sergio. – Ora si alzi, – le disse. Gianna, stremata dalla sofferenza e dall’umiliazione, si rimise in piedi a fatica, singhiozzando ininterrottamente. Il Gardini la fece voltare verso Sergio e le ordino’ di inginocchiarsi. In ginocchio di fronte a suo padre, coi seni nudi e legati ricoperti di uno strato denso di seme, il cartello “sporcacciona” ancora appeso alle grandi labbra, e i capelli divisi in due code di cavallo, Gianna offriva uno spettacolo incredibilmente osceno.
– La sua grossa fica spalancata ha infradiciato la patta dei calzoni di suo padre, – disse il Gardini a Gianna, indicandole la grossa chiazza nera che si era formata sui calzoni di Sergio. – Andrebbero ripuliti. Non abbiamo stracci, ma almeno potrebbe provare a succhiare un po’ la stoffa.