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Moglie dominante punisce marito

Ben presto tutta la classe venne a sapere di quello che succedeva non solo in casa mia ma anche nei gabinetti, e incominciarono ad approfittarsene. Cominciarono così ad invitarmi alle feste che organizzavano il sabato sera, solo per divertirsi ad umiliarmi, generalmente di fronte alle nostre compagne di classe.I sabati accadeva questo a casa mia

Una di loro era la mia fidanzata, una ragazza la cui famiglia i miei conoscevano bene e stimavano molto.

Durante il nostro fidanzamento si era sempre dimostrata estremamente energica e autoritaria, cosa che ai miei genitori aveva fatto un’ottima impressione. Quando eravamo in presenza dei nostri compagni di classe si divertiva a darmi ordini secchi, spesso insultandomi se non li eseguivo immediatamente.

Per tutto il tempo del nostro fidanzamento non mi permise mai nessuna confidenza, a parte baciarle i piedi nudi le sere in cui, per punirmi delle mie mancanze o semplicemente per capriccio, mi batteva le natiche nude con una bacchetta di bambù. Scoprii che aveva un amante, il giorno che mi “concesse” di leccarle la topa: era piena dello sperma che lui le aveva lasciato! In breve, la situazione degenerò al punto che mi costrinse a divenire una specie di maggiordomo factotum per lei e il suo amante.

Quando si incontravano, io dovevo inginocchiarmi davanti a lui e succhiargli l’uccello finché gli veniva duro; poi lui se la sbatteva, e alla fine io doveo ripulire sia la topa a lei che l’uccello a lui. Quando il suo amante era occupato la sera (era uno degli assistenti), lei sfogava su di me le sue perversioni. Quando arrivavo a casa sua, lei era già in sottoveste e, con il bastone in mano, mi faceva denudare completamente. Sedutasi sul suo letto, mi faceva inginocchiare e, serrandomi la testa tra le sue gambe, mi obbligava ad ammettere che ero un verme e un gran cornuto. Poi si abbassava le mutandine, mi appoggiava la bocca al sesso e mi obbligava a leccarglielo, in modo tale da soffocare le mie urla mentre mi bastonava la schiena. Per picchiarmi adoperava una canna di bambù e un frustino da equitazione. Con la canna mi amministrava la prima parte della punizione, somministrandomi sempre non meno di duecento colpi.

Poi si fermava, mi infilava un vibro massaggiatore nello sfintere e si infilava i suoi stivali da cavallerizza. Quindi tornava a sedersi di fronte a me e, masturbandosi, mi frustava le natiche come una giumenta per mezz’ora almeno. Al termine della sessione punitiva, si metteva carponi sul letto e si faceva leccare l’ano mugolando di piacere e insultandomi.
Vabbè, fine per farla breve, quando avvenne l’incidente dei gabinetti, Clotilde mi disse che si rifiutava di continuare a stare con uno come me e che, in ogni caso, l’umiliazione che aveva subito per colpa mia era troppo grande.
Il sabato successivo, al pomeriggio, ci fu una festa a casa del suo nuovo uomo. Quando arrivai la trovai seduta sul divano abbracciata a lui che la stava baciando. Nel divertito silenzio generale Clotilde, con sorriso beffardo, mi ordinò di preparare qualcosa da bere in cucina. Quando tornai tutti stavano ridacchiando: lui le aveva già sbottonato per metà la camicetta, aveva infilato una mano sotto il reggiseno e le stava palpando le poppe nude. Si alzarono e si diressero verso la camera da letto e Clotilde mi ordinò di seguirli. Quando fummo entrati mi ordinò di mettermi ai piedi del letto in ginocchio; poi si stese sul letto con lui e cominciarono a spogliarsi reciprocamente. Quando furono completamente nudi, Clotilde afferrò il suo collant e mi legò le braccia dietro la schiena; poi prese le sue mutandine e me le infilò in testa. Quindi tornò al suo nuovo uomo e, accosciatasi sul letto di fronte a lui, accolse nella sua bocca il suo enorme uccello che cominciò a leccare, baciare e succhiare con devozione mentre lui le accarezzava le poppone nude e le titillava i capezzoli.